La conferma: Il 2014 del Parma è iniziato come meglio non poteva: quattro vittorie su quattro, en plein di punti e complimenti. Meritatissimi, peraltro, perchè dietro c’è il lavoro certosino di un allenatore serio e preparato come Roberto Donadoni, uno che ama poco l’arte di essere chiacchierone e preferisce quella di lavoratore concentrato sui propri obiettivi. E se ad inizio anno l’obiettivo degli emiliani era la salvezza, l’attuale sesto posto (ex aequo con un’altra meravigliosa realtà quale quella del Torino) autorizza sogni europei, aldilà delle dichiarazioni di facciata. La vittoria contro l’Udinese, legittimata dalla predominanza territoriale, porta la firma di Antonio Cassano ed Amauri: il primo ha rifinto deliziosamente, il secondo ha finalizzato in maniera dirompente. Se pensiamo che, sino a poche settimane fa, questi due giocatori erano al centro di furiose polemiche, ci rendiamo davvero conto della bontà dell’operato di Donadoni, verto artefice di questa meraviglia chiamata Parma.
La sorpresa: Forse il termine sorpresa è riduttivo per il Genoa, ma il pareggio rimediato ieri, fondamentalmente con merito, in casa della Fiorentina, rappresenta un risultato che in pochi si aspettavano. Soprattutto perchè, a prescindere dal rigore regalato ad Antonelli, è arrivato dopo una prestazione importante, dove è emersa l’eccellente organizzazione tattica imposta da Gasperini. Uno che, da quando è tornato sulla panchina del ‘grifone’, lo ha letteralmente rivitalizzato. Sul piano caratteriale prima ancora che su quello tattico, comunque lodevole. Emblema di ciò i vari Antonini, Marchese, Matuzalem: gente che altrove godeva di scarsa considerazione ma che, nel disegno di Gasperini, gioca un ruolo fondamentale. Ed i prossimi a godere di questa situazione sembrano essere De Ceglie, Motta e Burdisso. Tutto ciò è possibile solo in un ambiente sano e tranquillo: aggettivi che, sino a qualche mese addietro, non potevano essere assolutamente accostati all’ambiente rossoblu. La salvezza, così giocando, è più che possibile. Sempre con Gilardino al centro dell’attacco, ovvio.
La delusione: La contestazione che una parte dei tifosi del Napoli ha messo in atto nei confronti di Aurelio De Laurentiis ha, sinceramente, del comico: dedicare parole simili ad un Presidente che ha preso il Napoli, derelitto, in Serie C, e lo ha riportato ai vertici del calcio italiano, fa davvero rabbrividire. A maggior ragione se consideriamo che, in questo mercato di gennaio, la società partenopea è l’unica che sembra intenzionata a fare investimenti importanti. La premessa è d’obbligo, per precisare che il termine delusione accostato al Napoli non è certo dettato dalla “voglia di lucrare sulla tasche dei tifosi da parte di De Laurentiis”, una voglia inesistente. Però è chiaro che il Napoli, pareggiando contro il Chievo, ha certificato di non essere assolutamente pronto per lottare per lo scudetto: tra Roma e Napoli, ad esempio, le differenze sono nette ed evidenti. Il Napoli ha troppe carenze, innanzitutto nel reparto arretrato: la fine del mercato è vicina, ma urgerebbero un terzino ed un difensore centrale. Inoltre, delle volte, ci sono problemi di personalità: nulla di grave, ovviamente, ma Rafa Benitez deve assolutamente intervenire.
Il top player: Alberto Aquilani è uno che, sin qui, non ha mai fatto una carriera all’altezza delle sue qualità. Vittima, soprattutto, delle sue debolezze fisiche, con quegli infortuni che ne hanno sempre minato la continuità di rendimento, con la quale sarebbe un punto fermo, anche, della nazionale. Ieri, contro il Genoa, il centrocampista della Fiorentina si è reso protagonista di un exploit senza precedenti: prima tripletta in carriera, più un goal annullato, forse ingiustamente. In più tanta quantità ed anche qualità: insomma, eccellenza di centrocampista. Non è mai troppo tardi, si dice, ed è chiaro che la partita contro il Genoa, per Aquilani, abbia rappresentato qualcosa di probabilmente irripetibile. Il ragazzo è prossimo ai 30 anni, il treno per diventare davvero grande, forse, passerà per l’ultima volta. Che la tripletta sia di buon auspicio: in bocca al lupo.
Il flop player: Lo diciamo sempre: ci dispiace inserire in questa categoria chi, di mestiere, fa il portiere. Ci dispiace perchè quello del portiere è uno sporco lavoro, uno di quelli in cui non hai licenza di sbagliare. Quando sbaglia un attaccante, lo si critica ma tutto passa in secondo piano. Quando l’errore, però, lo commette un estremo difensore, viene subito messo in croce. Ecco perchè non siamo felicissimi di fare il nome di Marco Amelia, che ha letteralmente regalato il goal a Sau, del Cagliari. Per sua fortuna è stato, poi, tutto ininfluente, grazie ai goal di Balotelli e Pazzini. Ma quello sciagurato rinvio, trasformatosi in un passaggio a Pinilla, autore dell’assist a Sau, è seriamente degno della galleria degli orrori. Può capitare, ma sarebbe meglio se non capitasse. Ma una menzione la merita anche Matias Cabrera, del Cagliari, autore di una fesseria non meno grave di quella firmata dal portiere avversario: il fallo di mano, nei pressi dell’area di rigore, con cui regala al Milan il calcio di punizione poi trasformato da Balotelli (rete del pareggio) è un gesto folle. Capita anche questo.
Il goal più bello: Quando Sabatini ha chiesto a Rudi Garcia di fare un nome per il mercato, il tecnico francese non ha avuto dubbi, indicando Gervinho dell’Arsenal, da lui allenato, con notevole profitto, ai tempi del Lille, quando assieme vinsero la Ligue 1. Il suo arrivo fece storcere il naso un po’ a tutti visto che, a Londra, l’ivoriano era quasi passato inosservato. Ed invece, eccoci qua, un po’ tutti, a provar meraviglio per questo giocatore straordinario, che in giallorosso si è conquistato il meritato di essere considerato un vero e proprio valore aggiunto: perfetto è l’aggettivo che meglio speficica l’utilità di Gervinho nello scacchiere tattico di Garcia. Tutte queste qualità, Gervinho le ha confermate anche contro il Verona dove, tra le altre cose, ha realizzato un goal da cineteca, portando a spesso tre difensori avversari, che ancora adesso avranno il mal di testa, prima di far partire un destro di chirurgica precisione e buona potenza: palla in fondo al sacco e standing ovation per Gervinho. E dire che, di solito, sbaglia goal facili facili, come fatto la settimana scorsa contro il Livorno…