Il punto sulla 27^ giornata di Serie A

La conferma: Quattordicesima vittoria consecutiva in casa, eguagliato il recordo del Torino di Graziani e Pulici che, nel 1975/1976, vinse uno storico scudetto: dato sufficiente per descrivere la portata del lavoro compiuto, ad oggi, dalla Juventus di Antonio Conte. Vittoria arrivata nel delicatissimo match contro la Fiorentina, grazie ad un eurogoal siglato da Kwadwo Asamoah, pur se con l’aiuto di una deviazione. E’ stata una partita, per gran parte dei 90 minuti, dominata, anche se nel finale si è anche rischiato il pareggio da parte dei viola. In generale, però, Gomez e compagni sono apparsi intimiditi dai rivali, guidati da un Marchisio che, ancora una volta, si è confermato perfetto vice Pirlo. E se pensiamo che in passato l’assenza del regista avrebbe mandato in tilt la squadra, mentre adesso invece a sopperire alla sua assenza, ci rendiamo conto, tra le altre cose, della crescita di questa Juve.

La sorpresa: Difficilmente avremmo pensato ad un’Udinese capace di sconfiggere il Milan, segnalato in grande stato di forma. Ad impedire questo pronostico, inoltre, la stagione tutt’altro che esaltante vissuta dai friulani. Ed invece, proprio quando le cose sembravano volgere al peggio, i ragazzi di Guidolin hanno tirato fuori una prestazione monstre, mettendo alle corde un Milan che, privo anche di alcuni dei suoi pezzi migliori, ha fatto registrare più di un passo indietro rispetto alle ultime uscite quando, pur perdendo (vedi partite con Atletico Madrid e Juventus) aveva esibito una forma importante. In copertina un grande vecchio e tanti giovanissimi: il primo è l’immenso Totò Di Natale che, con il goal realizzato ai rossoneri, è giunto a quota 185 reti in Serie A, superando un certo Gabriel Omar Batistuta; dei secondi fanno parte i vari Scuffet, Heurtaux, Bubnijc, Widmer, Roberto Pereyra e Bruno Fernandes. Insomma, è giunta l’ora, per l’Udinese, di invertire la rotta e chiudere la stagione in grande.

La delusione: Per una volta ci permettiamo di inserire, in questa categoria, una squadra che, alla vigilia del match, non era data favorita nello scontro diretto: ci riferiamo al Livorno, impegnato contro la Sampdoria. Tuttavia, di delusione si può parlare per gli amaranto che, dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 2 – 0 sul campo dei blucerchiati, sono stati capaci, una volta tornati sul terreno di gioco, di subire quattro goal e rimanere con le pive nel sacco. Inammissibile, per una squadra che sta lottando a denti stretti per evitare la retrocessione. E se è pure vero che la Sampdoria ha avuto dalla sua un po’ di fortuna, è altrettanto lampante che, ai toscani, è mancato il carattere, elemento che dovrebbe essere predominante in una squadra che deve salvarsi. A meno di un miracolo, e non ce ne vogliamo gli amici livornesi, il ritorno in Serie B si fa sempre più concreto. L’allarme suona troppo forte per poter essere ignorato.

Il top player: Nei 24 anni di vita sin qui vissuti, Stefano Okaka ha fatto in tempo, ahilui, a guadagnarsi l’etichetta di eterna promessa. Da giovanissimo bruciò ogni record: nel settembre del 2005 diventò il calciatore più giovane ad esordire in una competizione europea (Coppa Uefa), nel dicembre dello stesso anno siglò il suo primo goal da professionista contro il Napoli in Coppa Italia (anche qui record di età) e poco dopo collezionò il suo primo gettone in Serie A ad appena 16 anni e 125 giorni, mentre il suo primo goal nel campionato italiano arrivò nel settembre del 2006, a poco più di 17 anni. Tutti record messi assieme con la maglia della Roma, della quale sarebbe dovuto diventare un protagonista assoluto. Poi, vuoi per errori suoi personali, vuoi per alcune situazioni che lo hanno poco agevolato, è sembrato perdersi per strada, girando l’Italia (e non solo) in prestito: Brescia, Fulham e Bari, prima della cessione definitiva al Parma. In Emilia non si è ambientato, lui ha accusato Donadoni di scarsa considerazione, gli altri hanno tirato in ballo il suo caratteraccio. A gennaio è finito alla Sampdoria, in uno scambio di cartellini con Pozzi: un affare passato quasi sottotraccia, e del quale si diceva che ci avesse guadagnato il Parma. Nessuno, però, aveva fatto i conti con Mihajlovic, che ha preso da parte Stefano, lo ha messo di fronte alle proprie responsabilità, ma gli ha anche garantito parità di trattamento con tutti gli altri giocatori. Ieri, contro il Livorno, Okaka è risultato decisivo, siglando il goal del 3 – 2 e fornendo l’assist a Gabbiadini in occasione della quarta rete: secondo goal in 4 incontri disputati, fiducia ritrovata, calciatore rinato. Perchè nel calcio, se ti impegni e trovi le persone giuste, non è mai troppo tardi.

Il flop player: Lo sappiamo, il ruolo del portiere è il più ‘disgraziato’ nel mondo del calcio. Se fai un errore finisci alla gogna, ma se ne commetti due, rischi davvero il linciaggio. E due errori, clamorosi, purtroppo per lui li ha commessi Rafael, estremo difensore del Verona, peraltro protagonista di una stagione importante. Ieri, però, contro il Parma, il portiere brasiliano ha avuto un ruolo cruciale nela sconfitta della sua squadra, con enormi responsabilità in occasioni delle reti siglate da Biabiany e Schelotto. Si rifarà, visto che, come già detto, si tratta di un elemento di comprovato valore che, sin qui, ha giocato un ruolo fondamentale nell’incredibile annata che sta disputando la compagine scaligera. Da menzionare, comunque, anche Ceccherini del Livorno (autogoal e prestazione disastrosa), Candreva della Lazio (espulso per doppia ammonizione, secondo giallo per simulazione) ed Obiang della Sampdoria (un solo tempo in campo, da incubo).

Il goal più bello: Ci sono calciatori che difficilmente vengono elogiati, nonostante lo meriterebbero eccome. Sarà per il loro essere antidivi, per quella loro non abitudine ad esporsi, eppure nel momento che conta, quando c’è da scendere sul campo da gioco, riescono a fare la differenza, come e più di qualche collega, ingiustamente più reclamizzato. Uno di questi risponde al nome di Kwadwo Asamoah, elemento affidabilissimo che mai ha deluso le attese di Antonio Conte il quale, nella peggiore delle ipotesi, sà che il ghanese avrà dato il 110%. Ma, da qualche giornata, Asamoah sta dimostrando uno stato di forma pazzesco e ieri, contro la Fiorentina, se n’è avuta ennesima conferma. Tutti si aspettavano chissà cosa da Cuadrado, ma il colombiano è stato annullato dal diretto rivale che si è concesso il lusso, tra una sgroppata ed un tackle, di siglare un goal da antologia: incursione laterale nel fianco dell’area di rigore viola, gioco di prestigio col il colpo di tacco con cui ha mandato in bambola Cuadrado ed Aquilani, e bordata di destro (lui è mancino) finita alle spalle dell’incolpevole Neto. Un goal talmente bello da oscurare la deviazione, tutto sommato decisiva, di Diakitè: applausi sinceri.