Mai come adesso l’incertezza sul futuro della Serie A e del calcio italiano è tanta. Se ce lo avessero detto poco più di un mese fa, chissà come avremmo reagito. Difficile pensarlo, anche alla luce della situazione attuale. I primi rinvii, inizialmente solo di qualche giorno. Speranze, false. Poi disattese. Le prime prese di coscienza, i dubbi, le insicurezze, gli scontri e poi la chiusura totale. Fino al 3 aprile. Era il 9 marzo. Sembrava un’infinità. Nulla. Sono passate due settimane e i numeri sono peggiorati. Un disastro, la paura prende il sopravvento. Del pallone, in questo momento, interessa ben poco. E ci mancherebbe. Sono state proposte altre date. Inizio, metà maggio, anche fine. Ma c’è un limite, che non si può superare. Si vuole giocare ma non si vuole giocare. Un paradosso. Nessuno sa cosa il futuro riserva.
In tutto ciò, il rischio di un ‘tirare a caso’ è elevato. “Se non si conclude a maggio, la stagione salta”, scrive la Gazzetta dello Sport. “Ha vinto Agnelli, scudetto in 45 giorni”, è il primo piano del Corriere dello Sport. Dove sta la verità? Non c’è. C’è quella che sappiamo. Un’assemblea di Lega, quella di ieri, in cui si è cementificata la divisione tra chi vorrebbe riprendere – anche tardi – e chi ormai vuole chiudere. Ma il tutto con ‘toni’ più leggeri. Meno pretese, meno urla. Anche i presidenti cominciano a prendere coscienza di una situazione che non dipende da loro. E’ il Coronavirus a dettare i tempi e al momento, al netto di numeri negli ultimi giorni un po’ più incoraggianti, pensare di vedere rotolare il pallone su un prato è da folli.
La posizione corretta è quella dell’attesa (fino a quando si può), della pianificazione e programmazione eventuale. I vertici del calcio, Gravina in primis, hanno ben più volte specificato: “Le date di maggio per la ripresa sono proposte. Non possiamo darle per certe”. Nessuno lo può fare. Si vive di speranza, fino al possibile. Maggio? Sì. Sennò giugno, ma siamo già al limite. Tutto è in divenire. Ma la speranza prima, al momento, è che questi numeri incoraggianti diventino certezza e che tra un mese si possa cominciare a parlare di date con una maggiore consapevolezza. Perché vorrà dire che l’emergenza inizia a diventare solo un brutto ricordo…