All’intervallo di Inter-Cesena, i romagnoli si trovano inaspettatamente in vantaggio, nonostante un possesso palla nettamente a sfavore (69% per i padroni di casa) e un inferiore numero di tiri (6-2). Tuttavia, tra quei due tiri, uno solo è da ritenersi in porta, ed è il pallonetto con cui Gregoire Defrel ha superato un incolpevole Handanovic. Un gol sicuramente bello, che manifesta la velocità e la qualità dell’attaccante francese, ma che mette in risalto anche i limiti ormai palesi del reparto arretrato nerazzurro. Su un lancio di Carbonero, Defrel, infatti, si è intrufolato tra Ranocchia e D’Ambrosio, ritrovandosi solo davanti al portiere sloveno. Tecnicamente e tatticamente, l’errore è attribuibile al terzino, che non solo non ha chiuso l’attaccante internamente, ma se lo è anche lasciato scappare con ingenuità, ma tutta la linea difensiva ha le sue colpe, perché nel momento in cui Carbonero si apprestava a effettuare il lancio, tutti i difensori avrebbero dovuto ripiegare immediatamente a protezione della porta, senza rimanere fermi.
Non è importante la spartizione delle colpe tra D’Ambrosio e Ranocchia, quel che conta è che questa squadra non sia in grado di avere un assetto difensivo stabile e affidabile: che sia Ranocchia, che sia Juan Jesus, che sia Vidic, Santon, Dodò, D’Ambrosio, Andreolli, qualcuno la “frittata” la combina sempre, a prescindere dal modulo e dall’allenatore. Questo vuol dire o che c’è un’inadeguatezza di fondo da parte degli interpreti, o che tali interpreti, pur “presentabili” presi singolarmente, non riescano in nessun modo a trovare un minimo di intesa. In entrambi i casi, si tratta di un handicap enorme per i nerazzurri, che in queste condizioni difficilmente possono ambire a traguardi di un certo spessore.