L’INTER E’ L’INTER – Raramente, nella storia del calciomercato, si era visto una finestra invernale intensa come quella di cui l’Inter si sta attualmente rendendo protagonista. E’ vero, di rivoluzioni se ne sono viste tante a gennaio, ma il più delle volte esse erano causate da situazioni disperate che rendevano necessari interventi massicci, spesso frenetici o addirittura illogici. Non è questo il caso dei nerazzurri, che pur rimpiangendo le gloriose gesta risalenti a neppure 5 anni fa, non possono -e non devono- certo smettere di considerarsi una grande del panorama internazionale. Ovviamente, non si parla di una superpotenza economica, dal momento che gli scenari sono cambiati, così come i protagonisti, ma l’Inter è l’Inter e un periodo di appannamento, per quanto evidente, non può certo scalfire l’orgoglio di una società gloriosa come poche.
IL CORAGGIO DEL “MANCIO” – Erick Thohir ha dimostrato di averlo capito quando, nel novembre scorso, pur sapendo di mandare in apnea le casse societarie, ha deciso di esonerare Walter Mazzarri e non affidarsi al classico “traghettatore”, optando piuttosto per il ritorno di Roberto Mancini, che dopo l’addio nel 2008 ha maturato una significativa esperienza internazionale alla guida di Manchester City e Galatasaray. Il “Mancio”, tuttavia, ha delle idee tattiche totalmente diverse rispetto a quelle di Mazzarri, il cui gioco risentiva in maniera eccessiva delle background non di primo livello maturato dal tecnico di San Vincenzo. Difesa a 3, esterni con polmoni d’acciaio e contropiede rappresentano idee agli antipodi rispetto alla filosofia di Mancini, che ha subito manifestato l’intenzione di cambiare registro, dando un nuovo “imprinting” alla squadra, basato sulla retroguardia a 4, su una manovra molto più fluida, sulla disposizione mentale di avere sempre il pallino del gioco in mano a prescindere dall’avversario, senza rinunciare a una spettacolarità che al Meazza era ormai diventata pura utopia.
In un mese e mezzo Mancini ha avuto coraggio: pur non avendo a disposizione gli uomini per poter applicare le sue idee, ha comunque cercato di inculcarle alla squadra, pur andando incontro a forzature tattiche. La classifica non gli ha ancora dato ragione, ma era abbastanza prevedibile che fosse così, avendo ereditato un gruppo che in una stagione e mezzo era stato abituato a interpretare il calcio in maniera opposta.
UN GRANDE PIERO AUSILIO – Ovviamente, Mancini era stato rassicurato circa l’intervento della società sul mercato. D’altronde sarebbe stata pura follia per il tecnico di Jesi accettare di essere per 6 mesi “traghettatore di se stesso” e plasmare la sua nuova creatura solo nella stagione successiva. I suoi dettami, per ora, sono stati rispettati alla perfezione: Podolski e Shaqiri, pur non essendo titolari nei rispettivi club, rappresentano profili di livello continentale, con un’esperienza internazionale di cui la squadra nerazzurra aveva assolutamente bisogno. Senza dimenticare che si tratta di due giocatori che si configurano a tutti gli effetti come “grimaldelli” tattici grazie ai quali Mancini potrà impostare il nuovo modulo, che vedrà gli esterni offensivi evidentemente protagonisti, senza le forzature tattiche di cui si parlava prima.
Se l’affare Brozovic, come ormai prevedibile, andrà in porto, questa operazione potrebbe essere la cartina di tornasole dell’abilità di Piero Ausilio sul mercato. Il 23enne croato, pur non avendo il pedigree di Podolski e Shaqiri, è un innesto importante dal punto di vista della credibilità della società perché su di lui c’erano gli occhi di mezza Europa puntati, e la strategia di scegliere come interfaccia della trattativa non l’agente del giocatore, ma il presidente della Dinamo Zagabria, si è rivelata vincente e, a suo modo, geniale.
GLI ACQUISTI “INTERNI” – Leggendo il titolo, si può rimanere spiazzati: una rifondazione con soli 3 acquisti (di cui uno ancora da ufficializzare) non è degna di essere definita tale. In effetti è vero, ma solo se si escludono gli acquisti “interni”. Ad esempio, prima dell’arrivo di Mancini sulla panchina nerazzurra, Vidic era considerato, a ragione, uno dei più clamorosi flop del campionato e Guarin continuava a essere un oggetto misterioso, tatticamente e mentalmente avulso rispetto al resto della squadra. La difesa a 4 ha restituito all’ex United sicurezza e leadership, come dimostrano le ultime uscite nerazzurre, mentre il colombiano sembra rigenerato nella sua nuova posizione di centrocampista centrale. E non bisogna dimenticare D’Ambrosio, acquistato lo scorso gennaio dal Torino e mai entrato nelle grazie di Mazzarri.
Il prossimo giocatore da “ri-acquistare” è Hernanes. Grande colpo dello mercato invernale 2014, il brasiliano non è mai riuscito a convincere. Dalla sua, ha due attenuanti abbastanza importanti, una relativa alla gestione Mazzarri, in cui l’ex fantasista della Lazio veniva impiegato alla stregua di un mediano, l’altra individuabile nelle scorie post-Mondiale, non da sottovalutare riguardo a un giocatore che non ha mai fatto della resistenza fisica uno dei suoi punti di forza. Rimettere a lucido un trequartista come Hernanes sarebbe un importante innesto in termini di qualità.
I RAMI SECCHI – Quando si parla di mercato, spesso si trascura l’importanza delle uscite: nel caso dell’Inter, è qui che sta avvenendo la vera riparazione. Gli atteggiamenti vergognosi di Osvaldo (il quale era stato voluto da Mazzarri) hanno convinto la società a metterlo alla porta. Stesso discorso per M’Vila, che non si è reso protagonista di episodi particolarmente incresciosi, lanci di bottigliette a parte, ma che di certo non ha un carattere esattamente facile. “Tagliare i rami secchi” è fondamentale se si vuole voltare pagina.
UNA NUOVA ERA – E’ chiaro che il progetto di Mancini non sia semplicemente quello di formare un team più competitivo, ma di creare anche un gruppo di uomini proiettati verso un obiettivo comune. Lui e la dirigenza hanno fatto bene a subito sul mercato in maniera importante. Non c’era infatti motivo di aspettare per aprire un nuovo ciclo. Podolski, Shaqiri, quasi sicuramente Brozovic e forse Murillo, e ancora non è finita. La nuova Inter sta prendendo forma non sotto il sole estivo ma tra i rigori dell’inverno milanese.
Giusto così.