La crisi dell’Inter non ci sorprende: questa non è una squadra. Non lo è mai stata da inizio stagione: Spalletti è riuscito magistralmente a nascondere tutti i difetti di un organico costruito malissimo sin dagli scorsi anni, con spese folli per elementi sopravvalutati che poi si sono rivelati dei grandi flop. E per quanto il tecnico ci possa mettere del suo, i miracoli nel calcio sono più unici che rari. Quest’Inter non è mai stata una squadra: per un paio di mesi ha mantenuto le prime posizioni della classifica perché è stata molto fortunata in alcune partite chiave (clamoroso l’1-3 dell’Olimpico contro la Roma, che sul risultato di 1-0 aveva colpito tre pali clamorosi e poi era crollata nel finale in modo rocambolesco subendo la fortuita rimonta nerazzurra), e poi ha disputato gli altri big match contro Napoli e Juve perdendo ogni dignità e difendendosi con 11 uomini nella propria area di rigore per 90 minuti come neanche il Crotone e il Benevento, pur di strappare un pareggio anche qui subendo pali e affidandosi alle prodezze di Handanovic (quindi con tanta fortuna). Era l’unico modo in cui questa piccola Inter avrebbe avuto qualche chance di fare punti allo Stadium e a San Paolo, e Spalletti lo sapeva bene. Ma un’Inter così in basso, dal punto di vista del gioco, della mentalità e dell’atteggiamento tattico, non si era mai vista. E la fortuna non può durare in eterno, infatti adesso i nodi sono emersi in modo lampante.

Soltanto qualche sprovveduto che non mastica calcio, o qualche tifoso illuso, si sorprende di questo tracollo ed era davvero convinto che i nerazzurri potessero competere per lo scudetto (!!!). Noi l’abbiamo scritto quando l’Inter era prima in classifica: sarà difficile per questa squadra andare in Champions League. Perchè Napoli, Roma e Lazio sono più forti, più squadre, meglio organizzate, con calciatori migliori, allenatori brillanti, identità di gioco chiare e vincenti, propositive e moderne. Poi c’è la Juve che come gioco e identità si equivale alla grande bruttezza nerazzurra Inter, ma può permetterselo perché ha un organico talmente tanto di altro livello che con i suoi top player senza eguali nella serie A, riesce comunque ad ottenere i risultati pur senza brillare. Può farlo, appunto, una squadra come la Juventus, che ha in rosa 20 top player e un organico di livello internazionale. Non certo l’Inter di Ranocchia, Nagatomo e João Mário incapace di battere il Pordenone in casa su 120 minuti.

Sono tre le sconfitte consecutive, arrivate con tre piccole: Udinese (in casa), Sassuolo e Milan. Tre squadre di medio-bassa classifica che stanno lottando per la salvezza o poco più, e in classifica vedono l’Europa come un miraggio. E prima di queste tre sconfitte, l’Inter aveva ottenuto due pareggi senza gol contro Juventus e Pordenone. I nerazzurri, insomma, sono a secco da cinque gare e con Roma e Lazio che inseguono con una partita da recuperare, si possono già considerare virtualmente fuori dalla zona Champions League.
Sabato a San Siro c’è lo scontro diretto con la Lazio che può valere moltissimo in ottica Champions, intanto l’Inter ha ritrovato la sua dimensione.
Una “squadretta” che non ci aveva ingannato con qualche bel risultato dovuto esclusivamente al fato.