Inter, il pareggio di ieri non illuda: senza mercato il terzo posto è un miraggio

La grande reazione dell'Inter non può nascondere evidenti problemi

Un 2-2 che in pochi si sarebbero aspettati dopo un primo tempo disastroso. La reazione dell’Inter nell’ultima mezzora del match interno contro la Lazio ha palesato in maniera netta che la squadra di Mancini ha carattere, che non è una formazione abulica, senza compattezza e senza solidità psicologica. Tuttavia, si può dire che l’Inter abbia giocato a pallone solo per 20-25 minuti. Il resto del match è stato totalmente nelle mani della Lazio, che per un’ora abbondante ha superato i nerazzurri sotto tutti i punti di vista. Soprattutto nel primo tempo, gli uomini di Pioli hanno sovrastato l’Inter in entrambe le fasi: è vero che i gol sono arrivati grazie a intuizioni da fuoriclasse di Felipe Anderson, ma è anche vero che la manovra laziale è stata fluida, pochi passaggi per arrivare alla rifinitura e una prontezza a richiudersi in difesa degna di una grande squadra.

Manovra fluida, passaggi quasi a memoria e solidità difensiva: esattamente ciò che, allo stato attuale, manca all’Inter. Il 4-4-2 messo in campo da Mancini rappresenta una soluzione improponibile, almeno con questi uomini, vista l’inadeguatezza ormai lampante di un Dodò che ha disatteso le rosee aspettative del precampionato. Inoltre, Guarin continua a essere un oggetto misterioso, sempre avulso dal gioco, individualista spesso a livelli irritanti e sempre apparentemente ignaro di cosa fare quando ha la palla tra i piedi.

La difesa continua a rendersi protagonisti di errori da categorie inferiori. Se l’alibi è che si è tornati da poco alla retroguardia a 4, allora si dovrebbe spezzare una lancia per Nemanja Vidic, che non aveva mai giocato in una difesa a 3, ma i cui errori, per i quali è finito nel dimenticatoio, sono stati per lo più di stampo tecnico, più che di posizionamento. Ovviamente, non si possono sfiduciare Ranocchia e Juan Jesus così frettolosamente: il primo è il capitano, e sarebbe un autogol non fidarsi più di lui, il secondo, invece, ha margini di miglioramento enormi, e per la società può rappresentare un capitale. Tuttavia, viste le ultime voci di mercato che vorrebbero Vidic lontano da Milano già a gennaio, c’è da domandarsi se sia appropriato lasciar partire un centrale di tale esperienza, che può sempre tornare utile, sopratutto nelle ribalte internazionali che attendono l’Inter, a cominciare dal 16esimi di finale di Europa League.

In mediana, solo Kovacic è in grado di “accendere la luce”. Una squadra che punta al terzo posto non può permettersi di catalizzare tutta la qualità solo su un elemento. Hernanes sta diventando un caso, di Guarin abbiamo parlato prima, Medel e Kuzmanovic fanno tanta legna, è il loro mestiere, e lo stanno facendo anche discretamente, ma non sono certo giocatori in grado di spezzare gli equilibiri.

Si è sbloccato Palacio, e il pubblico del Meazza ha tutto il diritto di esultare a squarciagola, perché l’argentino può davvero essere il primo acquisto del mercato invernale, dopo mesi di digiuno e di prestazioni indecorose. Per quanto riguarda la prima punta, Mancini sembra preferire Osvaldo (ieri assente per motivi personali), e probabilmente fa bene, visto che Icardi ha bisogno di una manovra che lo metta nelle condizioni di finalizzare, mentre l’ex Southampton ha una maggiore abilità nel tirare fuori il coniglio dal cilindro in maniera decisamente più estemporanea. Da non sottovalutare Bonazzoli, dal cui piede sinistro è partito il lancio che poi Palacio ha concretizzato dopo la fortunosa sponda di D’Ambrosio. Tuttavia, parliamo di un classe ’97 che non può e non deve essere bruciato. Un’altra punta va presa necessariamente.

Capitolo esterni. Si tratta della richiesta più limpida avanzata da Mancini: il tecnico jesino vorrebbe un esterno offensivo, probabilmente per passare al 4-3-3. In quest’ottica, il profilo ideale è Alessio Cerci, ma non sarà facile arrivare all’ex Toro, vista la concorrenza del Milan. Di sicuro un intervento massiccio sulle fasce, a prescindere dal modulo: Dodò non è evidentemente all’altezza, Jonathan è lungodegente, Nagatomo fa quello che può, ma non è certo un top player. L’unica nota positiva è Danilo D’Ambrosio, uno che se torna ai livelli di Torino può rappresentare un altro “acquisto”, vista la sua duttilità in entrambe le fasi e la capacità di mettere buoni cross, cosa che ormai non è più scontata come una volta, visto il degrado tecnico che sta attraversando il calcio italiano.

L’Inter manifesta ancora l’intenzione di voler puntare al terzo posto ma, onestamente, senza un massiccio intervento sul mercato che possa portare in nerazzurro almeno un esterno, una punta e magari un centrocampista di qualità, la qualificazione alla Champions è un miraggio. Dalla dirigenza hanno fatto chiaramente capire che senza uscite è difficile che entri qualcuno: in questa situazione, sarebbe opportuno anche sacrificare un paio di elementi che possano portare nelle casse nerazzurre più di 30 milioni di euro, oppure elementi più funzionali al progetto che possano essere inseriti in uno scambio.

Insomma, il mese di gennaio sarà di un’importanza capitale per l’immediato futuro nerazzurro.