Inter-Juve, il ‘Derby d’Italia’ è di nuovo sfida scudetto: fascino, storia e… attenti a quei due

Una rivalità storica, dalle radici lontane. Inter-Juventus non è una semplice partita. In gioco c'è tanto, sfida nella sfida tra Conte e Sarri

Sale l’attesa per Inter-Juventus, non una partita come le altre, tantomeno quest’anno. Una rivalità storica che attende di scrivere un nuovo capitolo

Il Derby d’Italia

Se in Italia si inizia a parlare di una partita più di una settimana prima, capisci già che non può essere una gara come le altre. E’ il caso di Inter-Juventus, in programma il 6 ottobre alle 20,45. Basta leggere i numeri per capirne l’importanza. Oltre 75 mila spettatori attesi a San Siro per il Derby d’Italia. Una partita che non è mai stata banale e mai potrà esserlo per entrambe le tifoserie. Fu Gianni Brera, nel lontano 1967, a coniare l’espressione “Derby d’Italia”, per evidenziare come allora quella partita rappresentasse il meglio del calcio italiano, la sfida tra le due squadre più vincenti e più tifate del Bel Paese. Oggi, come allora, quella espressione torna in auge.

LaPresse/Spada

Mai come in questa stagione Inter-Juventus sarà così importante. Inter-Juve torna ad essere la sfida per il primo posto. Anche negli ultimi anni, per essere precisi nel 2016-2017, quando si giocò a metà settembre le due squadre erano partite bene, ma i nerazzurri, al contrario dei bianconeri, non partivano per vincere. La sensazione è che quest’anno sarà diverso. L’Inter è una squadra costruita per vincere il campionato. Sei vittorie in sei partite non arrivano certo per caso. La Juventus è ancora la squadra da battere, nonostante non sia partita fortissimo la Vecchia Signora ha ottenuto cinque vittorie e un pareggio.

I motivi di attrazione

LaPresse/Claudio Bernardi

I motivi che rendono questa sfida così attesa sono diversi. Oltre alla partenza delle due squadre, è sicuramente la presenza di Conte e Marotta in veste nerazzurra una delle ragioni per cui vale la pena seguire la gara. Indiscutibilmente c’è la mano di Conte sulle vittorie nerazzurre di questo avvio di campionato. La sua impronta è stata ben chiara sin dall’inizio: aggressività sul portatore di palla, intensità a mille e spirito di gruppo. La prestazione contro il Barcellona è stata strepitosa per quasi tutta la partita. Mettere sotto i blaugrana, specialmente al Camp Nou, non è da tutti. E’ già l’Inter di Conte. Mentre non sembra ancora la Juve di Sarri, anche se ci sono stati miglioramenti nelle ultime gare. Non sempre i bianconeri hanno convinto, come in occasione della partita contro la Fiorentina o quella contro il Verona. Ma si sa che quando si cambia allenatore ci vuole tempo e la filosofia di Sarri è molto diversa da quella di Allegri. Parliamoci chiaro, la Juve non giocherà mai come il Napoli di Sarri, ma non potrà certo giocare nemmeno come quella di Allegri, che pure ha stravinto. In termini di singoli la qualità dei bianconeri è nettamente superiore, ma l’Inter ha le sue armi, seppur non abbia una rosa profondissima. Una sfida anche sul piano culturale. Due filosofie diverse, due mentalità opposte. La voglia di rivincita personale di Marotta e la presenza di Conte “sull’altra sponda” saranno ulteriori carichi da undici per un match già ricco di significati.

Conte in veste nerazzurra, ma per sempre bianconero

LaPresse/Daniele Badolato

Una rivalità che affonda le radici in tempi remoti, sopita dopo gli anni di Calciopoli. Da allora prima era la Juventus, appena tornata in Serie A, non poteva competere con l’Inter del Triplete. Poi sono stati anni bui per i nerazzurri e il dominio bianconero è stato netto e incontrastato. Oggi si arriva con il muso nerazzurro davanti. Un’Inter a punteggio pieno, un “bianconero” in panchina. E sì, perché diciamocelo Conte non ha smesso e non può smettere di essere juventino. Lo si vede nelle dichiarazioni, negli atteggiamenti. Ricordiamo solo l’episodio dei tifosi interisti che intonano “Chi non salta bianconero è”, che invitano Conte a saltare con loro e il tecnico non lo fa. Non si possono cancellare gli anni passati a Torino da calciatore e allenatore, Conte sarà sempre juventino. Ma è anche un professionista e la carriera lo ha portato a fare una scelta lecita, non ben accetta dai tifosi bianconeri, per i quali è un traditore.

Come arrivano le due squadre

Le “creature” di Conte e Sarri sono molto differenti tra di loro, ma hanno anche qualcosa in comune. Idee e concetti da assorbire, meccanismi che ancora hanno bisogno di rodaggio. Chi ci arriva meglio è sicuramente l’Inter. I 18 punti in classifica, la miglior difesa del campionato e una serie di certezze: Sensi, trascinatore sia dal punto di vista dei gol che da quello della personalità; Godin, che sembra essersi subito calato nella relatà nerazzurra e sta guidando alla grande la difesa, da vero leader; la crescita di Brozovic nel ruolo di playmaker; un Handanovic in forma smagliante, decisivo diverse volte in stagione (specialmente nella partita contro la Lazio). Il gioco nerazzurro non ha certamente entusiasmato, ma si sa che le squadre di Conte difficilmente giocano bene. Diciamo, per usare un’espressione di moda, che Conte è un risultatista. La Juventus è sembrata compassata, anche tanti infortuni hanno condizionato le prestazioni della squadra di Sarri. Non mancano le note positive: la crescita di Pjanic, tornato a farsi sentire anche con calci di punizione e tiri da fuori; un de Ligt convincente contro la Spal, dopo i primi appannamenti; Dybala, Ramsey e Higuain ritrovati e in forma e un modulo con il trequartista che sembra essere quello adatto agli uomini a disposizione del tecnico toscano. Il tallone d’Achille dei bianconeri sono state finora le palle inattive. Troppi gol subiti da calcio piazzato, una delle armi dell’Inter.

Sfide storiche degli ultimi anni

Ronaldo-Iuliano CeccariniPassando a statistiche e numeri storici, Inter-Juventus è la sfida più giocata nella storia del calcio italiano. Si affrontano le due squadre più vincenti del nostro calcio. Una partita che ha vissuto di apici e abissi. Fino al 1990 è stata la partita di cartello della Serie A, ma l’avvento di Berlusconi e le vittorie del Milan hanno portato Inter-Juventus in secondo piano. La rivalità si è riaccesa nel 1997-98. Scontro diretto a quattro giornate dalla fine con i bianconeri a più uno. Il gol di Del Piero decise la gara, ma i veleni e le polemiche che seguirono la gara furono la cosa che passò alla storia. Un contatto in area tra il difensore juventino Mark Iuliano e l’attaccante interista Ronaldo fu l’episodio chiave. La mancata assegnazione del rigore da parte dell’arbitro Ceccarini scatenò il tutto. A fine campionato fu la Juventus ad aggiudicarsi lo scudetto. Un’altra sfida storica fu quella d’andata del 2002-2003. Le due squadre si ritrovarono di nuovo a lottare per lo scudetto. Sempre Del Piero portò in vantaggio i bianconeri, ma una mischia pazzesca sugli sviluppi di un calcio d’angolo nel recupero consegnò un punto ai nerazzurri, grazie al gol in combinazione Vieri-Toldo. Il campionato 2003-2004 vide l’ultima doppia vittoria dell’Inter sulla Juventus. Nell’agosto del 2005 le due rivali si affrontarono in Supercoppa Italiana con il gol di Veron nei tempi supplementari a regalare la vittoria ai nerazzurri. Quella fu l’ultima sfida prima dello scandalo Calciopoli. Il 26 luglio del 2006 l’Inter si vide assegnare lo scudetto, oggetto a 13 anni di distanza di polemiche e udienze in tribunale. Dal 2011 i bianconeri tornarono a dominare la sfida, mai risultata comunque partita per il titolo. Almeno fino ad oggi.

Le due squadre sono tornate a lottare per lo stesso obiettivo. Un bene per il calcio italiano. Una sfida che ha sempre il suo fascino e che incollerà ai teleschermi milioni di spettatori in tutto il mondo. Proseguirà l’egemonia della Juventus o vedremo un cambio di rotta con l’Inter a più cinque. Non resta che aspettare domenica per scoprirlo, augurandoci che vinca lo spettacolo.