Inter-Juventus è stato lo spot perfetto del momento che sta vivendo il calcio italiano. Il nostro campionato è in crescita e lo è già dallo scorso anno. L’arrivo di un campione come Cristiano Ronaldo era stato il primo segnale che qualcosa stava cambiando. Ieri sera ne abbiamo avuto la conferma. Una partita dai ritmi serrati, da calcio inglese. Non a caso in panchina c’erano due tecnici che il calcio britannico lo hanno conosciuto, e bene. Da una parte Sarri, che dopo le prime difficoltà sul piano del gioco aveva messo le mani avanti dicendo che non avremmo mai visto la Juventus giocare come il “suo” Napoli. Da una parte è vero, ma se andiamo ad analizzare il secondo gol bianconero possiamo vedere come arrivi dopo una serie di ben 24 passaggi, l’ultimo dei quali (quello di Bentancur) libera Higuain al tiro. In particolare, guardando gli ultimi tre tocchi si vede formare un triangolo già visto a Napoli. Juventus sarriana, ma non troppo. Perché quella della Juve è una vittoria di carattere, non solo di gioco. La voglia di dimostrare di essere ancora i più forti, la squadra da battere, ha fatto la differenza. Dall’altra parte Conte, che sta provando a dare all’Inter la sua mentalità, le sue idee, ma sa che la strada da fare è ancora lunga. La squadra ha buone potenzialità, ma non si può pretendere di essere subito al livello di chi domina, praticamente incontrastato, da 9 anni. Il popolo nerazzurro dovrà avere pazienza, così come Conte. Non si può vincere subito.
Cosa ci ha detto la partita di ieri?
Inter-Juventus ci ha detto tante cose.
Per prima cosa che la Juventus è ancora la squadra da battere, la squadra più forte in Italia. L’Inter sta cercando di colmare il gap, ma al primo vero banco di prova, la differenza si è vista. C’era stato il Derby contro il Milan, ma onestamente, visti i rossoneri di questo periodo, quella vittoria fa poco testo. I tre punti conquistati a San Siro dalla Juventus hanno frenato l’entusiasmo della piazza nerazzurra più che quello di Conte, che in cuor suo ha sempre saputo di avere a disposizione una buona rosa ma non al livello di quella di Sarri.
La seconda cosa che ci ha dimostrato la gara di ieri è, come già accennato sopra, la crescita del calcio italiano. Certamente le esperienze all’estero, in Premier League, di Conte e Sarri sono state fruttifere. Nuove conoscenze e un ritmo, portato in Serie A, che difficilmente si vede nel nostro campionato. Una partita bella, intensa, che è stata vista in tutto il mondo e che certamente farà rivalutare un po’ il calcio italiano, dopo anni bui. Due squadre che hanno offerto uno spettacolo degno di questo nome, che non si sono risparmiate dal primo al novantesimo. Bentornato al calcio italiano.
Terza cosa: l’Inter è sulla buona strada, ma appena i nerazzurri abbassano il ritmo gli altri puniscono. E’ successo contro il Barcellona, si è ripetuto ieri. Conte ha inculcato nei suoi tutti i principi del suo gioco: intensità, mentalità vincente, ma non è bastato. Come ha ammesso lo stesso Conte a fine partita: “La Juve è di un’altra categoria sotto tutti i punti di vista, non possiamo paragonarci a loro”.
Quarta cosa: la Juve di Sarri sta arrivando. Piano, piano, ma si iniziano a vedere le prime trame di gioco, i concetti base del sarrismo. Ieri, per la prima volta, si è vista la Juventus vincere giocando bene. Sia chiaro che i passi da fare sono ancora parecchi, ma la strada è quella giusta.
Quinta cosa: Dybala è tornato. O meglio, non se n’è mai andato, ma farlo giocare a centrocampo onestamente era un’eresia. Bastava farlo giocare vicino alla porta (capito Allegri). Tocchi di prima, dialoghi nello stretto, ma anche giocate semplici, Dybala è tornato ad essere Dybala, liberato da compiti tattici che non gli appartengono.
Sesta cosa: Dybala e Ronaldo possono coesistere, alla faccia di chi diceva il contrario. Non solo, ma anche il tridente con Higuain potrà essere un’arma in più, specialmente a partita in corso o in alcune gare, ovviamente con le dovute accortezze. L’esperimento, durato dieci minuti, ha dimostrato che ci si deve lavorare parecchio e che in questo momento la Juve non se lo può permettere, ma in futuro chissà.
Settima cosa: Lukaku non è Higuain. Se è vero che la Juventus aveva cercato il gigante belga in estate, buon per i bianconeri che sia andato all’Inter. Nelle partite decisive, ma anche in altre, Lukaku ha dimostrato di essere lento e, diciamocelo onestamente, anche poco abile dal punto di vista tecnico. Diversi controlli sbagliati, diversi appoggi errati quando potevano risultare decisivi (vedi l’assist di ieri per Vecino). Al contrario, Higuain ha dimostrato di essere sempre decisivo quando conta. Uno dei migliori centravanti al mondo in area di rigore. letale quando serve, ma che sa anche giocare con i compagni quando la situazione lo richiede.
Ottava e ultima cosa, ma ce ne sarebbero tante altre, l’Inter ha dimostrato di avere la coperta corta. E sì, perché se dalla panchina peschi Vecino al posto di Sensi e Sarri può permettersi di tenere fuori gente come Higuain, Emre Can, oltre che gli infortunati Douglas Costa, Chiellini, significa che le alternative non sono di livello. La Juventus ha due squadre, potenzialmente titolari, l’Inter a malapena una. Marotta dovrà provvedere a gennaio per regalare a Conte almeno due-tre alternative di buon livello, altrimenti l’allenatore nerazzurro dovrà affidarsi sempre a quei 13-14 giocatori, rischiando di arrivare a marzo in riserva.
Quindi, traendo le conclusioni, la Juve è ancora la squadra da battere, l’Inter studia da grande. Il duello sarà questo in futuro, ma forse già da quest’anno. Napoli e Atalanta permettendo…