Italia-Croazia, Boban duro: “con la tattica esasperata state uccidendo il talento”

bobanIn una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Zvonimir Boban ha detto la sua sull’imminente sfida tra Italia e Croazia, che per lui rappresenta una sorta di derby, dal momento che, croato di nascita, vive nel nostro Paese da 23 anni.

Riavvolgendo il nastro, si arriva al 16 novembre 1994, quando la Croazia sconfisse gli azzurri a Palermo. In campo c’era anche lui: “Noi senza allenatore, perché Blazevic aveva problemi personali e così ricorriamo a Ivic, ma anche senza complessi di inferiorità. Voi vice-campioni del mondo, ma un po’ stanchi e svuotati. Prevalgono personalità e motivazioni contro i più forti. Ivic s’era inventato qualcosa di strano, tipo Suker largo a sinistra, ma in campo abbiamo fatto di testa nostra. Come altre volte

Il motivo per cui l’Italia non batte la Nazionale con la maglietta a scacchi, secondo Boban, è facile da individuare: “Contro l’Italia maestra siamo vogliosi di dimostrare di essere squadra e di valere… Talento e fisicità non erano mai in questione. Per questo sono state sempre partite equilibrate e intense. Lo sarà anche questa. Sotto il profilo tattico il calcio italiano ora è decadente, ma rimane punto d’arrivo calcistico grazie alla cultura del vivere e del pensare al pallone, alla passione enorme. Continuate a insegnare al mondo perché i saperi calcistici italiani vivono ormai dappertutto, e in tanti addetti ai lavori

A questo punto, l’ex Milan, ora opinionista per Sky, spiega meglio il concetto di decadenza: “Non mi piace il ricorso al 3-5-2 e al rombo. Perché l’occupazione degli spazi è precaria: a grande livello si soffre se difendi troppo basso

Infine, una considerazione molto diretta, e ahinoi, veritiera: “C’erano Rivera, Baggio, Maldini, Baresi….. Siete un popolo supertalentuoso. Il fatto è che avete un po’ tradito arte e talento sviluppando, primi al mondo, concetti tattici e di gioco collettivo che sono stati portati all’esasperazione: così, senza lavoro individuale nei vivai, i talenti non sviluppano il loro potenziale negli anni formativi. Si trascura troppo l’uno contro uno in ambedue le fasi. È gravissimo, diventa dura produrre nuovi Totti e Del Piero, perciò passano quasi 15 anni da Pirlo a Verratti. Bisogna produrre giocatori, non risultati, almeno nei vivai”