Juve, 4-3-1-2: l’era Allegri è ufficialmente iniziata

4-3-1-2: sembra quasi un conto alla rovescia. Il senso è più meno quello, perché non rappresenta solo un modulo, ma anche l’attesa e la curiosità dei tifosi bianconeri di vedere la pelle della Juve cambiata dalla mano di Massimiliano Allegri. E ieri, finalmente, hanno potuto vedere una Juve non più ibrida tra il passato e il presente, ma una squadra decisamente cambiata, con Pogba, Vidal, Pirlo e Marchisio liberi di poter esprimere le loro caratteristiche senza doversi più alternare o sacrificare in maniera eccessiva.

Il tecnico, arrivato a Torino dopo il terremoto scatenato dall’addio burrascoso di Conte, si è messo subito al lavoro con intelligenza, ma soprattutto con umiltà. Nonostante la chiusura non certo brillante dell’esperienza al Milan, Allegri non è certo un “signor nessuno” e, per chiunque abbia un minimo di credibilità, sarebbe estremamente forte la tentazione di spezzare i legami con il passato sin dal primo momento. Il livornese avrebbe potuto imporre la difesa a 4 (utilizzata quasi sempre nella sua carriera) immediatamente, ma ha aspettato, senza avere fretta di modificare un assetto a cui la squadra era abituata ormai da 3 anni. Un assetto, soprattutto, vincente. Allegri lo sapeva e, umilmente, ha deciso di iniziare il suo percorso bianconero seguendo la scia lasciata da Conte: dunque niente cambio di paradigma e prime gare stagionali giocate con il 3-5-2. Certo, il tipo di manovra, l’intensità, la filosofia di gioco rispecchiata sul campo non erano le stesse, e non potevano esserlo, ma Allegri ha forzato questa continuità fino al punto di rottura a cui bisogna necessariamente arrivare per poter aprire un nuovo ciclo.

Ecco dunque che le appannate prestazioni in campo europeo lo hanno spinto, finalmente, a formalizzare la sua rivoluzione: 4-3-1-2 e spazio al calcio offensivo e all’estro dei singoli a disposizione. 4-3-1-2, e che l’era Allegri abbia ufficialmente inizio!