E’ flop Juve, adesso possiamo dirlo senza mezzi termini: a Genova con la Sampdoria è arrivata la seconda sconfitta nella 13ª giornata di serie A, dopo quella casalinga contro la Lazio. E i bianconeri si vedono superare anche dall’Inter, che adesso in classifica è a +2, con il Napoli capolista addirittura a +4. E dietro a -1 c’è la Roma che ha una gara da recuperare, e a -3 la Lazio che deve anche recuperare una partita. Virtualmente, quindi, la Juve è quinta in classifica, a parimerito con la Lazio con cui però è sotto negli scontri diretti.
Un anno fa, dopo 13 giornate, la Juve era già in fuga per lo scudetto con 7 punti di vantaggio su Roma e Milan. Ma il campanello d’allarme che arriva dai bianconeri va ben oltre i numeri della classifica. Con 14 gol subiti in 13 partite, la Juve ha la quinta miglior difesa della serie A: un crollo per quello che fino a pochi mesi fa era un muro inviolabile. Invece quest’anno la porta bianconera è stata violata 6 volte più della Roma, 5 volte più di Napoli e Inter, le stesse volte della Lazio. E persino Sampdoria e Bologna hanno subito appena un gol in più dei bianconeri.
L’aspetto più preoccupante, però, è quello del calendario: la Juve deve infatti ancora giocare con le tre migliori squadre del torneo, e con le altre due che sono lì davanti nella zona europea, ha già perso (Lazio e Sampdoria). Tutte le altre big hanno già disputato tre scontri diretti: il Napoli ha affrontato Inter, Roma e Lazio, la Roma ha giocato con Inter, Napoli e Lazio, la Lazio con Napoli, Roma e Juve. Da qui alla fine dell’anno, e quindi del girone d’andata, dovranno ancora disputare un solo scontro diretto ciascuno. La Juve, invece, dovrà affrontare tutte le tre big: il 1° dicembre il Napoli al San Paolo, poi il 9 dicembre ospiterà l’Inter in casa, infine il 23 dicembre sempre in casa ospiterà la Roma.
Il dato di fatto che la Juventus sia già in ritardo in classifica, terza a -4 dal Napoli, -2 dall’Inter, +1 sulla Roma e +3 sulla Lazio che però hanno una partita in meno (quindi virtualmente è quinta in classifica), nonostante abbia avuto fin qui il calendario di gran lunga più agevole, la dice lunga sulla stagione tormentata dei bianconeri che quest’estate ha perso Bonucci, Dani Alves, la Supercoppa al 93° con la Lazio e gran parte delle proprie certezze.
Gli arrivi, pur molto importanti, di elementi come Douglas Costa, Matuidi, Betancur, Howedes, De Sciglio e Bernardeschi, non sembrano aver migliorato le performance della squadra che anche in Europa non ha convinto, non solo nella partita contro il Barcellona in cui non è mai stata all’altezza degli avversari, ma anche con le più modeste Sporting e Olympiakos su cui ha avuto la meglio a fatica.
Il problema della Juve non sembra soltanto tattico: a Genova contro la Samp ha sbandato di testa, tanto che ha rischiato più volte addirittura il gol del 4-0. Resta di gran lunga la squadra più forte d’Italia per organico (il budget degli investimenti e il monte ingaggi dei calciatori parlano chiaro), anzi, da questo punto di vista in estate s’è ulteriormente rinforzata.

Ma tutti i problemi tecnici della gestione Allegri stanno venendo fuori adesso: una squadra che non ha un’idea di gioco, che non esprime calcio e negli anni si è abituata a vincere di forza esclusivamente grazie alla qualità dei singoli strapagati d’estate, adesso va in crisi sul campo e di nervi quando sul campo si ritrova ad affrontare situazioni difficili e in campionato deve fare i conti con altri 4 squadre che hanno fatto salti avanti con una crescita di gioco, di gruppo e di idee. Un percorso che soprattutto nei casi di Napoli, Roma e Lazio arriva dalla cultura del sacrificio, del lavoro e dell’operosità dei piccoli passi, con le idee e la competenza che possono superare le difficoltà economiche. Esattamente l’opposto rispetto alla (sotto)cultura juventina della vittoria a tutti i costi per lo strapotere economico.