Juve, Dybala si racconta: tra le botte di Gattuso e l’aneddoto di Marchisio dopo la fine Champions

Paulo Dybala:"Seguo Messi ogni giorno e cerco di imparare da lui. Incontrarlo è l'unico sogno che non sono ancora riuscito a realizzare. Non ho mai parlato con lui, nè sfidato sul campo"

La Juventus è stata la scelta più giusta per la mia carriera. La prima cosa che mi hanno insegnato è la voglia di vincere. Dopo la finale di Berlino, mi trovavo sull’aereo della squadra, Marchisio mi si avvicinò e mi disse: ‘Preparati bene, che l’anno prossimo dobbiamo vincere tutto’. Rimasi sorpreso, avevano appena giocato una finale di Champions e invece di pensare alle vacanze erano già proiettati alla prossima sfida. È lì che ho misurato la distanza tra Palermo e la Juve” sono le parole di Paulo Dybala in un’intervista concessa a La Repubblica.

dybala

L’attaccante della Juve ha dichiarato, sul Palermo:“E’ stata la scelta giusta perché mi hanno accolto e fatto sentire come se fossi lì insieme a loro da dieci anni. Inizialmente però ho dovuto affrontare un pò di problemi, non capivo la lingua né cosa succedesse e in più dovevo adattarmi ad un nuovo allenatore. La retrocessione è stata una brutta botta, devo ammetterlo, ma poi al Palermo ho imparato quello che avrei potuto imparare al River o al Boca. Nonostante tutti questi problemi mi sono fatto forza, il Palermo era la strada da percorrere per arrivare in una grande squadra e sapevo che se avessi fatto tutto al meglio, ce l’avrei fatta. Gattuso è stato importante per me, mi ha insegnato a incassare i colpi. Mi piazzava trequartista e lui si schierava mediano, appena lo saltavo mi stendeva. Così ho imparato a gestire il corpo a corpo, che mi è servito ancora di più con l’arrivo di Iachini”.

Poi, su Messi:“Lo seguo ogni giorno e cerco di imparare da lui. Incontrarlo è l’unico sogno che non sono ancora riuscito a realizzare. Non ho mai parlato con lui, nè sfidato sul campo. Per noi giovani argentini è un riferimento. Penso tantissimo a quando giocherò con lui, credo che gli darò la palla anche se dovesse essere marcato da cinque uomini. Non riuscirò mai a vederlo come un collega, per me resterà a vita il mio idolo”.