Caos Juve: il ‘falso’ comunicato, il caso Soule e le operazioni con il Sassuolo

Nuovi dettagli sullo scandalo in casa Juventus: la reazione al comunicato sugli stipendi e i rapporti con il Sassuolo

Continui aggiornamenti sullo scandalo che ha travolto la Juventus. Ogni giorno arrivano nuovi dettagli sul club bianconero, in grande difficoltà dopo le dimissioni dell’intero Cda e del presidente Andrea Agnelli dopo 12 anni. E’ stata aperta un’inchiesta e la Juventus rischia anche sotto l’aspetto sportivo. Le situazioni delicate riguardano le plusvalenze realizzate per sistemare il bilancio e la manovra degli stipendi nei primi mesi della pandemia.

L’ultimo dettaglio riguarda proprio la manovra stipendi. Il titolo in Borsa era schizzato al 5,07% fino ad arrivare al 5,28%. E’ stata la conseguenza della pubblicazione di un comunicato, avvenuta il 28 marzo 2020. La Juventus annunciava l’accordo con i calciatori per la rinuncia a quattro mensilità di stipendio, nascondendo però l’intesa che prevedeva la restituzione di tre mensilità.

“Per questioni legislative di Borsa la comunicazione che uscirebbe è solo della rinuncia ai 4 mesi, è chiesto di non parlare nelle interviste sui dettagli di questo accordo”. Secondo ‘Repubblica‘ per i pm si configura l’accusa di aggiotaggio perché il comunicato è “viziato da falsità”. Il rischio per questo reato è fino a 12 anni di carcere.

Negli atti si legge che “il reale beneficio economico e finanziario della manovra è differente da quanto rappresentato e consiste in una sola mensilità stipendiale: il pagamento di tre ratei non è oggetto di rinuncia ma di mero differimento negli esercizi successivi, incondizionatamente e indipendentemente dalla ripresa dell’attività sportiva”.

Soulé
Foto di Tino Romano / Ansa

Il caso Soulé

Un’altra situazione delicata è quella che riguarda le false fatturazioni per operazioni inesistenti ad agenti contestate dai pm. Spunta il caso Soulé, secondo il quale per gli inquirenti si confermerebbe un quadro di «opacità» e «illiceità» nel quale si muove la Juve: un «incarico fiduciario» consegnato al notaio Tardivo e datato 9 ottobre 2019 sottocritto da Cesare Gabasio e Santigo Liotta per il «potenziale conferimento, al compimento della maggiore età di Soulé, di origine argentina, di un futuro mandato esclusivo per l’eventuale rinnovo di contratto», riporta il ‘Corriere dello Sport’. “Si tratterebbe di un «aggiramento della normativa sportiva circa l’impossibilità di concludere un mandato (con previsione di provvigioni) a soggetto terzo, prima dei 18 anni. La classica postergazione fittizia del mandato»”.

I rapporti con le altre squadre

Nelle carte della Procura è affrontato anche l’argomento dei rapporti tra la Juventus e società terze. Il riferimento è ad operazioni con Sampdoria, Atalanta, Empoli, Sassuolo, Udinese. E con ulteriori società italiane ed estere, quali Grosseto, Parma, Pisa, Monza, Cosenza, Pescara, Lugano, Basilea, Sion.

Un riferimento è proprio al Sassuolo, nel dettaglio all’operazione Locatelli. Nella fase di stallo della trattativa, Cherubini si lamentava con l’Ad Carnevali: “considerasse la Juventus alla stregua di altre società calcistiche”.

“Giovanni, ma se io mi siedo e le condizioni che tu mi dai sono esattamente quelle che tu dai a Edu dell’Arsenal (il Ds dei Gunners, ndr), che non hai mai visto in vita tua, qual è il valore aggiunto della nostra relazione decennale? Che fine hanno fatto gli 8 milioni che hai guadagnato in 6 mesi con Demiral, che non sapevi chi era? Che fine ha fatto il nostro decisivo appoggio quando hai preso Sensi? Che fine ha fatto la valorizzazione di Zaza? Che fine hanno fatto 13 milioni che hai preso con Lirola?”, è il contenuto di un’intercettazione.

Il riferimento è anche all’operazione Demiral, acquistato dal Sassuolo dall’Alanyaspor su input della Juventus. Dopo qualche mese il club bianconero versa 18 milioni di euro al club neroverde, generando un guadagno di 8 milioni. “Se io sono in partnership e poi quando vengo a comprare un giocatore sono trattato come un cliente che arriva per la prima volta, non è una partnership perché noi a loro in questi anni… Demiral non sapevano neanche chi era… dovevamo prenderlo per noi ma non avevamo posto… Gli abbiamo portato l’agente nella sede… serviva una società, noi non potevamo”, è il contenuto di un’altra intercettazione tra Cherubini e Stefano Bertola, ex direttore finanziario della Juve.