Ieri Mario Götze ha letteralmente conquistato la ribalta nella vittoria della Germania sulla Polonia (3-1 il finale) con una doppietta, a coronamento di una prestazione spettacolare che non può lasciare indifferente Pep Guardiola, che continua a considerare il trequartista una semplice riserva di lusso. Certo, il Bayern lì davanti ha i fenomeni, ma sostenere che Götze non rientri nella categoria è francamente audace. A 23 anni, l’ex Dortmund ha nel palmares 1 Champions League, 1 Coppa del Mondo, 4 Meisterschale (2 con il Borussia, altrettanti col Bayern), 2 Coppe di Germania e 1 Mondiale per Club. Numeri da capogiro, che molti giocatori, anche navigati e vincenti, possono solo sognare. Götze non può non essere cosciente del suo grande talento, e se Guardiola dovesse mantenere intatte le gerarchie, la domanda sorgerebbe spontanea: per quanto ancora il ragazzo sarà disposto a recitare un ruolo da comprimario?
Una domanda che, forse, si sarebbero dovuti porre anche Marotta e Paratici durante la loro odissea alla ricerca di un trequartista che potesse permettere alla Juve di fare il definitivo salto di qualità. Giocatore che in bianconero non è mai arrivato (a meno che Hernanes non si riveli un miracolo e faccia faville…) a causa, sostanzialmente, della “testardaggine” degli uomini mercato bianconeri, che dal 15 luglio al 31 agosto si sono incaponiti su Julian Draxler, sapendo di avere a che fare con una società, lo Schalke, che non avrebbe fatto un centesimo di sconto per il suo gioiello. Bonus sì, bonus no; aumenti il cash, diminuisci i bonus, poi il contrario, anzi no. Insomma, un “balletto” finalizzato a ottenere una riduzione della cifra richiesta che i Minatori non avrebbero mai e poi mai concesso, in pieno stile teutonico (basti pensare all’Inter, che in un modo o nell’altro ha dovuto versare nelle casse del Wolfsburg quanto richiesto ab initio, non un euro di meno, per avere Perisic).
Alla fine, Draxler è stato ceduto proprio al Wolfsburg, che facendo tintinnare moneta sonante ha strappato il “sì” dello Schalke. In Germania, tendenzialmente, oggi funziona così: di incedibili, lasciando perdere i “non si muove da qui” vari, ce ne sono pochi, ma acquistare un giocatore di livello è estremamente difficile, vista la salute delle casse delle società. Tuttavia, presentando offerte corrispondenti alla valutazione di un elemento, non è utopia pensare di poterlo mettere sotto contratto.
La Juve, per Mario Götze, ha fatto giusto un pensierino, nulla di più, forse “terrorizzata” dall’atteggiamento evidentemente non conciliante del Bayern Monaco, anch’esso poco incline ai prezzi di favore. In effetti, si tratta di un modo di agire perfettamente comprensibile, nonostante il trequartista non sia un titolare fisso nella squadra di Guardiola: è stato pagato 37 milioni per strapparlo al Borussia, e un’eventuale cessione di un fenomeno del genere deve quantomeno permettere una plusvalenza degna di questo nome. Impossibile, dunque, pensare di presentare offerte inferiori ai 50-55 milioni. Ma siamo sicuri che la Juve, anche con il solo sostegno degli introiti derivanti dalla vittoria del campionato e dall’importante cammino europeo della scorsa stagione, non fosse in possesso di tale cifra? Non tiriamo in ballo le cessioni per un semplice motivo: le 2 operazioni in uscita più importanti del mercato bianconero, Vidal (40 milioni) e Coman (8 milioni per il prestito e 20 per l’eventuale riscatto), sono state entrambe effettuate proprio con il Bayern Monaco. Sarebbe bastata, forse, un po’ più di lungimiranza, finalizzata al coinvolgimento dello stesso Götze nella trattativa. Forse sarebbe stato comunque un tentativo a vuoto -chi lo sa?- ma, visto il valore immenso del giocatore, valeva la pena provarci con ogni mezzo. E invece, ora, la Juve, con i soldi incassati dalle cessioni del cileno e del francese, non è riuscita a reperire il tanto agognato top-player, trovandosi, di fatto, costretta ad “accontentarsi” di Hernanes. Il motivo? aver testardamente insistito un mese e mezzo per un giocatore, Draxler, comunque estremamente costoso, nonché soggetto a infortuni e che, soprattutto, non è forte quanto Götze.