Juve, il futuro di Buffon: “mi piacerebbe fare il ct o il dirigente”

Buffon, portiere della Nazionale e della Juve, ha parlato del suo futuro

“Non credo di voler fare l’allenatore ma l’idea del ct mi piacerebbe. Mi immagino anche un ruolo dirigenziale”. Gigi Buffon si vede cosi’ una volta che avra’ appeso i guantoni al chiodo. Il portiere della Juventus e della Nazionale si confessa nel numero di GQ di maggio, sottolineando che “sono gli altri che possono riconoscere in una persona la leadership ma imporla non puo’ mai funzionare”. “Essere capitano della Nazionale per me e’ bellissimo – aggiunge – Il mio senso di appartenenza a questa nazione e’ qualcosa in cui credo molto. E se anche, ovviamente, vedo gli incredibili limiti che tutti noi conosciamo, questo e’ un Paese che non si puo’ non amare”. Ma non si parla solo di sport. “Si comincia ad essere adulti nel momento in cui ci si fa carico delle responsabilita’ – racconta – Per me, ora, questo vuole dire diverse cose: la famiglia, la squadra, essere un cittadino. E’ quindi un tema sia intimo, personale, sia pubblico, il difficile e’ mantenere la coerenza. Per me e’ un tema fondante”.

“Un passaggio importante nella mia maturazione e’ stata la depressione. Dopo – continua – e’ arrivata la consapevolezza, una sorta di consacrazione e di rivoluzione. Il cambiamento quindi a che fare con la presa di coscienza”. L’intervista affronta anche il tema della paura, il cui pensiero “ora e’ sempre e soltanto legato ai miei figli. Quello che mi turba e’ l’idea di poterli deludere o dar loro, anche inconsapevolmente, degli insegnamenti sbagliati. Diventa vero il bisogno reale di trasmettere i propri valori”.

“La mia ambizione e’ un miraggio, un’utopia – dice ancora Buffon – La felicita’ totale, ventiquattro ore al giorno. L’idea di felicita’ e’ quindi per me fondata su una grande serenita’ interiore, data da rapporti che ho come amico, come figlio e padre, fratello, come compagno: questo e’ quello che mi fa stare bene”. E fare la vita da calciatore “ti consuma da un punto di vista fisico e nervoso, ma ti regala qualcosa che non ti da’ nient’altro al mondo. L’emozione di essere protagonista di una competizione importante e’ qualcosa di inspiegabile. Poi quando in maniera brutale si chiude la saracinesca, di certo il contraccolpo psicologico ti puo’ abbattere”.