Cosa c’è dietro l’avvio di stagione da incubo della Juve, capace di totalizzare un misero punto in 3 giornate? Ovviamente, sarebbe irresponsabile credere che si sia una singola motivazione alla base. Si tratta, ovviamente, di una presenza contemporanea di concause. La domanda, tuttavia, verte proprio sulla natura delle stesse. Ovviamente, un mercato controverso ha destabilizzato gli equilibri di una squadra abituata a vincere anche grazie all’ossatura costituita da Pirlo, Vidal e Tevez. Ma la Juve, per quanto possa avere sbagliato sul mercato, non ha
di certo sostituito quei 3 pilastri con giocatori di poco valore o di poca esperienza. Certamente, sperare di poter avere lo stesso rendimento era fin troppo ottimistico, ma allo stesso modo era inimmaginabile partire così male, sia dal punto di vista dei risultati sia da quello del gioco, assolutamente improponibile per una squadra che deve misurarsi in contesti internazionali.
Può essere solo il mercato la causa? Certamente, c’è una parte di “colpa”, ma certamente Allegri non è esente da responsabilità. Il tecnico, infatti, non sembra essere riuscito a dare una precisa identità di gioco alla squadra, schierata con moduli diversi, con interpreti diversi e con atteggiamenti tattici diversi. Prima l’esperimento assolutamente fallimentare di Padoin regista nel 3-5-2, poi il ritorno, stasera, al 4-3-1-2 con Hernanes subito gettato nella mischia e un ampio turn-over. Poco chiare certe gerarchie, ad esempio a centrocampo, dove Pereyra non è ancora certo del suo status, ma anche in attacco, dove Morata e Mandzukic si giocano il posto da titolare, con il conseguente rischio di creare malumori all’interno di uno spogliatoio che di tutto ha bisogno, tranne che di tensioni interne.
Insomma, la confusione sembra regnare sovrana, in campo e in panchina. E intanto, tra 3 giorni, la Juve si troverà ad affrontare un Manchester City attualmente inarrestabile.