Può essere la stagione della svolta per l’attaccante Douglas Costa, il calciatore della Juventus si candida ad essere grande protagonista con la maglia bianconera, interessanti indicazioni del brasiliano in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’: «Ho tanta voglia di dimostrare il mio valore – racconta – perché lo scorso anno non ci sono riuscito a causa dei troppi infortuni. Sono sicuro che per me sarà una stagione differente. Sono molto più scrupoloso anche fuori dal campo, sto facendo molte sedute di fisioterapia perché voglio essere sempre al 100%. Penso che ci siano tutte le premesse perché il matrimonio tra me e la Juve possa essere un successo».
L’arrivo di Sarri in panchina dopo due stagioni con Allegri ha avuto effetti positivi?
«Io sono un giocatore molto offensivo e il gioco di Sarri è perfetto per me. La sua impostazione è uno stimolo in più per tutti noi attaccanti, Ronaldo, Higuain e Dybala: poter stare più vicini alla porta ci aiuta a rendere meglio».
A proposito di Ronaldo: è ancora in attesa del primo assist. È già scattata la promessa per il 2019-20?
«Io e Cristiano siamo amici, l’obiettivo è stargli più vicino per servirgli più palloni possibili per fare gol. Non solo a lui, anche a Higuain e tutti gli altri. Insieme possiamo raggiungere ciò che desideriamo».
Sarri ha parlato di esuberi: Higuain potrebbe partire e anche Dybala non è certo di restare. La concorrenza in attacco crea problemi di convivenza?
«Siamo tutti ottimi giocatori, in grado di giocare in qualsiasi squadra. La Juve ha grandi dirigenti che faranno il meglio per il club, Paratici e Nedved decideranno chi deve restare e chi no o se possiamo restare tutti. In ogni caso tra di noi siamo molto uniti, giocherà sempre chi merita».
Che cosa è cambiato nella metodologia da Allegri a Sarri?
«Sarri insiste sull’intensità e chiede il pressing molto alto. Ha uno stile diverso da Allegri, che partiva più indietro. Sta cambiando il volto della Juve e noi, ubbidienti, facciamo tutto quello che ci chiede».
Guardiola, Allegri, ora Sarri, come ci si adatta alle diverse filosofie?
«Ho giocato nel Bayern di Guardiola che era molto offensivo, poi ho avuto Allegri che era più difensivo, ora sto scoprendo Sarri. Tutto ciò che ho imparato con Allegri adesso va riadattato al calcio di Sarri».
Guardiola e Sarri s’assomigliano?
«Sì, tutti e due insistono parecchio sulla pressione offensiva e tengono la linea difensiva molto alta. A Guardiola piacciono i tocchi di palla molto rapidi come a Sarri, anche se il nuovo tecnico cura di più la fase difensiva. Sono allenatori differenti che propongono un’idea di calcio molto simile».