Juventus, lo sfogo di Arrivabene: “sarei dovuto andare in tv a dire che abbiamo speso troppo?”

Maurizio Arrivabene parla del suo addio alla Juventus: il retroscena sul clima in casa bianconera prima dell'inchiesta sulle plusvalenze

Maurizio Arrivabene torna a parlare di Juventus e lo fa in una lunga intervista a “Il Corriere della Sera”. Terminata l’esperienza in Ferrari, nel 2021 Arrivabene venne assunto come amministratore delegato dell’area sportiva della Juventus (era nel consiglio di amministrazione già dal 2012), per poi assumere la carica di Chief Executive Officer.

Nel 2023 l’addio definitivo, in coincidenza con la fine della presidente Agnelli e l’inibizione da parte della Corte Federale d’Appello della FIGC.

La “situazione pesante” in casa Juventus

Arrivabene non ha nascosto le difficoltà dovute alla pandemia e la situazione pesante in casa Juventus.Premetto che nel periodo in questione io ero nel cda in qualità di consigliere senza deleghe e in un momento che a causa del Covid ci si riuniva in videoconferenza. Allora la strategia della società mirava ad una forte espansione iniziata in precedenza con l’acquisto di Ronaldo e l’obiettivo era vincere la Champions ed entrare in modo solido e duraturo tra le grandi d’Europa: di conseguenza sono stati fatti altri acquisti, poi il Covid ha complicato le cose. – ha spiegato Arrivabene – Ho iniziato il mio lavoro da dirigente il primo luglio 2021 trovando una situazione piuttosto pesante a causa degli investimenti precedenti.

Ovviamente la pandemia aveva aumentato i problemi, i costi di contratti molto onerosi avevano creato una situazione piuttosto difficile. Cosa dovevo fare, andare in tv e dire abbiamo sbagliato a spendere troppo? Vi immaginate la reazione di tifosi e media? In silenzio mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a lavorare, quell’anno grazie ad alcune vendite e all’acquisto di soli due giocatori, Locatelli e Kean, facemmo un mercato morigerato subendo anche critiche“.

Arrivabene e l’inchiesta plusvalenze

Arrivabene risulta, insieme ad Andrea Agnelli, Fabio Paratici ed altri sette, tra gli indagati nell’inchiesta sulle plusvalenze che ha coinvolto la Juventus. “Le cose vanno avanti. Continuo a credere nella giustizia. Anche in quella sportiva? Vedremo cosa dirà la Corte Europea“, ha dichiarato.