E’ ormai in via di definizione il passaggio di Mateo Kovacic al Real Madrid per una cifra che oscilla tra i 30 e i 35 milioni. Spesa importante, dunque, quella che i blancos hanno deciso di effettuare per accaparrarsi il croato. Kovacic sbarcherà così a Madrid per una cifra sostanzialmente analoga a quella che il Bayern Monaco ha dovuto mettere sul piatto per strappare Arturo Vidal alla Juve (34+4 di bonus). Pioggia di milioni nelle casse nerazzurre e bianconere che ha chiaramente comportato un sacrificio importante, seppur in termini diversi.
Per quanto riguarda i bianconeri, è chiaro che cedere un 29enne, peraltro con qualche acciacco, a una somma del genere rappresenta, sulla carta, un colpaccio. Ma bisogna anche tenere conto di altri fattori. Innanzitutto, la cessione del cileno si aggiunge all’addio di Pirlo e Tevez: volendo fare un paragone anatomico, è come se la Juve ora si trovasse nelle condizioni di fare un trapianto di cervello (Pirlo) e di cuore (Vidal e Tevez). Insieme con l’Apache, il Guerriero ha dato un contributo inestimabile per i successi della Juve, sia sotto la gestione Conte sia con Allegri. Un contributo costituito non soltanto da aspetti meramente tecnici (inserimenti micidiali, infallibilità dal dischetto, recupero palla), ma anche da un carattere tale da prendere in mano la squadra nei momenti di difficoltà e trascinarla alla vittoria. Possono 34 milioni+4 di bonus sopperire a un’assenza del genere? Ovviamente, la risposta potremo darla a giugno. Ribadiamo: provando ad analizzare asetticamente la questione, la cifra è congrua, vista l’età, la condizione fisica e la volontà del giocatore, ma l’augurio per la Juve è che, nei prossimi mesi, tecnico, società e tifosi non si ritrovino a pensare di aver ceduto un calciatore dal valore in realtà non quantificabile.
Diverso il discorso relativo all’Inter. Qui bisogna fare un’analisi a breve termine e una a lungo termine. Rispetto alla prima, è ovvio che 35 milioni rappresentino una cifra assolutamente equa per un giocatore che, arrivato con i crismi del predestinato, in due stagioni e mezzo non è riuscito non solo a diventare protagonista, ma anche a trovare un ruolo in campo. Troppo facile prendersela con gli allenatori:

Kovacic è stato allenato da Stramaccioni, da Mazzarri e da Mancini, è mai possibile che nessuno di loro abbia capito se il croato sia un regista, un incursore o un trequartista? Eppure è stato provato un po’ ovunque, con risultati ben poco entusiasmanti. Molto più intellettualmente onesto -e qui entra in gioco il discorso a lungo termine, l’unico rispetto al quale è possibile ritenere ammissibile che Kovacic costi quanto Vidal- è sostenere, da una parte, che l’ormai ex “1o” nerazzurro non sia un giocatore sopravvalutato (altrimenti Real, Liverpool e Milan non si presentano alla tua porta con moneta sonante, diciamolo chiaramente), ma dall’altra che si tratti di un elemento ancora estremamente acerbo, per colpa sua o di altri non sta noi dirlo. L’Inter avrebbe fatto meglio ad aspettare ancora, anziché cederlo ora? Anche qui, nessuno ha la sfera di cristallo, ma a volte dimentichiamo che i calciatori sono uomini o, in questo caso, ragazzini. Non è da escludere che Kovacic, in nerazzurro, abbia sviluppato una sorta di “blocco psicologico” a causa del quale non riesce a esprimersi al 100%. A 21 anni, può succedere. Se così fosse, un cambio di ambiente sarebbe ideale nell’interesse suo e anche dell’Inter, che comunque monetizzerebbe tanto. Certo, per i nerazzurri la speranza è che non si tratti di un capitolo da aggiungere alla saga dei Bergkamp e dei Roberto Carlos. In quel caso, i rimpianti sarebbero tantissimi.
Chi delle due, dunque, ha fatto l’affare, ammesso e non concesso che di affare si possa parlare?