“La squadra biancoceleste sta girando a mille e il suo numero 7 sta facendo faville, ma il rendimento della Lazio non dipende in maniera così esclusiva dalle giocate del suo talento brasiliano”. Non è un comunicato ufficiale, ma il club biancoceleste usa Facebook e Twitter per dirlo chiaramente: “La Lazio non è totalmente Felipe Anderson dipendente”.
Un messaggio rivolto forse agli addetti ai lavori o forse ai propri tifosi, che di certo non si rammaricano se a segnare sia (spesso) il 21enne talento brasiliano (“9 gol stagionali, 8 dei quali in campionato, e 8 assist totali sono numeri di grande livello”). Ma, nonostante ammetta l’apporto dato dall’ex Santos (“è chiaro che sia esploso a livelli altissimi e stia facendo la differenza”), la società di Lotito sente il bisogno di distribuire i meriti del terzo posto (a un punto dalla Roma) e delle cinque vittorie consecutive tra tutti i giocatori e lo staff. “E’ altrettanto vero che la rosa laziale è composta da tanti elementi di valore e, soprattutto, la compagine biancoceleste abbia ormai mandato a memoria i dettami di Stefano Pioli – la precisazione -. E’ il gioco il vero patrimonio della prima squadra della capitale“.
Seguono una serie di dati che sottolineano come “quando Felipe Anderson è mancato la Lazio ha vinto 4 gare su 6 in campionato perdendone 2”. Oltre al passaggio di due turni in Coppa Italia contro Torino e Milan. “In casa biancoceleste – prosegue l’analisi – sono andati a segno in nove e che insieme a Felipe ci siano altri due giocatori a quota 8 gol in campionato come capocannonieri laziali, che sono Klose e Mauri. Un contributo importante in termini di gol è arrivato anche da Djordjevic con 7 reti, da Parolo con 6 e da Candreva con 5 centri: il centrocampista romano è anche il miglior assist-man laziale con 12 passaggi vincenti tra campionato e Coppa”. Perché “Felipe è una stella lucente”, ma “la Lazio è una squadra organizzata con un gioco corale che non dipende dal singolo giocatore”.