Sono ormai cinque stagioni che la Reggina ha abbandonato i palcoscenici più importanti come la Serie B e la Serie A, per vedersi relegata alle categorie inferiori, recitando tra l’altro un ruolo non di primo piano. E se con l’arrivo di Luca Gallo è tornato l’entusiasmo a Reggio Calabria, c’è chi, cresciuto nel sempre florido vivaio amaranto, continua a far bene nelle categorie che contano. Nicolas Viola, ex capitano della Primavera amaranto, sta facendo molto bene con la maglia del Benevento, con la quale è andato a segno per due volte consecutive contro Ascoli e Carpi. Un altro centrocampista, “figlio del Sant’Agata”, è Simone Missiroli, che pur con qualche infortunio di troppo, fa parte di una Spal che punta a salvarsi per la seconda stagione consecutiva, dopo le ottime stagioni al Sassuolo. Ma è nella giornata di ieri che gli ex Reggina si sono particolarmente distinti. Una delle note liete della 30^ giornata di Serie A si chiama Giovanni Di Lorenzo. Il terzino dell’Empoli, era uno dei giovani più promettenti del vivaio reggino. Dopo le ottime stagioni al Matera, ha la sua grande occasione con la maglia dei toscani. E il giovane Di Lorenzo la sfrutta al massimo, prima in Serie B, dove vince il campionato, segna una rete e fornisce ben sei assist ai compagni, poi in Serie A, dove, all’esordio assoluto, si impadronisce della fascia destra e mette a referto assist e gol, arrivando, con quello di ieri al Napoli, a quota 3 reti. Il suo gol di testa contro la squadra di Ancelotti, è valso 3 punti fondamentali per la corsa salvezza dell’Empoli. Ora, il ragazzo non si pone limiti e a 26 anni, ancora da compiere, ha già attirato su di sé le attenzioni di club di medio-alta classifica come la Fiorentina. Niente male per un ragazzo che solo 3 anni fa giocava in Serie C.
Il trentesimo turno è stato, invece, dolce amaro per altri due prodotti del Sant’Agata: Barillà e Ceravolo. I due calciatori del Parma sono andati entrambi a segno contro il Frosinone ma sono usciti sconfitti dallo “Stirpe”. Nino Barillà, in particolare, non solo è un prodotto amaranto, ma è un reggino purosangue, in quanto nato e cresciuto nel quartiere di Catona. Il centrocampista dei ducali, pochi giorni fa ha compiuto 31 anni e si sta togliendo parecchie soddisfazioni con la maglia gialloblù: sono già tre le reti in questa stagione, dopo le 4 dello scorso anno. In gol anche Fabio Ceravolo, originario di Locri, ma che ha mosso i primi passi nel calcio che conta proprio con la maglia amaranto, che gli ha dato la possibilità di esplodere. Ora, dopo non aver avuto tanto spazio nella squadra di D’Aversa, sta giocando con continuità vista l’emergenza del Parma nel reparto offensivo. Per il 32enne reggino si tratta solo del secondo gol in stagione, dopo quello contro il Genoa. Ora anche Ceravolo cerca di mettersi in mostra, dopo le ottime stagioni vissute in B con Ternana e Benevento, cercando una rinascita. I due calabresi del Parma sono anche ottimi amici fuori dal campo e, come ammesso da Ceravolo in una recente intervista, la seconda lingua dello spogliatoio del Parma è il dialetto reggino.
Se i prodotti del vivaio amaranto brillano in campo, c’è anche un allenatore, passato da Reggio, che si distingue in panchina: Walter Mazzarri. Il tecnico toscano sta facendo faville con il Torino, è in piena zona Europa League e sogna addirittura la Champions. In riva allo stretto Mazzarri ci arriva nel 2004, concludendo al decimo posto il primo campionato, e ottenendo una salvezza sofferta la stagione successiva. Ma il capolavoro lo fa nell’anno della penalizzazione, grazie ad una rosa straordinaria. In seguito a Calciopoli, la Reggina viene penalizzata di quindici punti, poi ridotti a undici e, nonostante ciò, Mazzarri riesce a salvare la squadra con una rincorsa eccezionale conclusasi all’ultima giornata. Anche per lui una 30esima giornata da ricordare, vista la vittoria contro la Sampdoria, diretta concorrente. Un motivo di orgoglio per la città che ha sfornato campioni del calibro di Perrotta, campione del Mondo nel 2006, Pasqual, Cozza, e i calciatori già citati e che spera, in un futuro non troppo lontano, di tornare ad essere una fucina di talenti, come quando dal vivaio amaranto uscivano i giocatori che facevano tremare le big che arrivavano al “Granillo”. E noi, continueremo a tifare per i “figli del Sant’Agata” come se fossero ancora amaranto, perché Reggio è un pezzo della loro storia che si porteranno sempre addosso. E pur con un pizzico di rammarico per quella che poteva continuare ad essere una bellissima favola, speriamo che la nuova società riesca a gettare le basi per far tornare Reggio e la Reggina nel calcio che conta.