Napoli: Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik; Callejon, Higuain, Insigne. Inter: Handanovic; Nagatomo, Murillo, Miranda, D’Ambrosio; Guarin, Medel, Brozovic; Ljajic, Icardi, Perisic. Siamo certi d’aver assistito allo scontro diretto valido per il primo posto in Serie A? Due soli italiani in campo, una vergogna, uno spot pessimo per il nostro calcio. Antonio Conte ha ragione, così non andremo da nessuna parte. “Parole, soltanto parole”, recitava Mina qualche anno fa. Tanti buoni propositi, spazio ai giovani, rose a 25 e italiani in campo. Queste sono le promesse fatte a tavolino dai club italiani, ma poi i nostri dirigenti si fanno abbindolare dal fascino di nomi esotici oppure di ceppo slavo, riempiendo le rose di calciatori spesso ben più scarsi dei nostri azzurri costretti a girovagare tra le squadre di media classifica. Questi ultimi così facendo non maturano mai esperienze internazionali, e si trovano ad essere impreparati ad affrontare un Mondiale od un Europeo.
La vergogna di ieri del San Paolo davvero non rende onore al nostro calcio che vanta una tradizione ben diversa. Le squadre italiane rimaste nella storia vantavano un nucleo italiano attorno al quale si ergeva una piccola colonia straniera. La Juve di Conte, oppure il Milan di Ancelotti sono due esempi non certo antichi, ma andando a ritroso troveremmo ulteriori conferme di questa tesi. Tavecchio si sbrighi a far qualcosa, altrimenti ci troveremo ad avere una Nazionale composta da calciatori militanti in Serie B. I vari Sorianovic, Saponarinho, Sansonenko, Tonellao e Basellovich, potrebbero cercare di modificare il proprio nome per ottenere un posto in una big…