Il Lecce è pienamente in corsa per la salvezza e già questo rappresenta un risultato molto importante, l’intenzione ovviamente è quella di mantenere la categoria. Il merito è anche e soprattutto di un allenatore molto bravo come Fabio Liverani capace di portare il club dalla Serie C alla A. Il tecnico è finito nel mirino di squadre più importanti ed il futuro è ancora tutto da scrivere, nelle ultime ore sono arrivate indicazioni da parte del diretto interessato in un’intervista riportata a ‘TuttoSport’.
L’OBIETTIVO – “Un miracolo sportivo è la salvezza, ma credo che un obiettivo sia anche quello di dare qualcosa di più con una filosofia di gioco. Provare a fare risultato tramite un calcio propositivo con sacrificio e impegno. Sarò sicuramente una persona felice e orgogliosa di questo triennio perché credo che la salvezza chiuderebbe un cerchio straordinario e consentirebbe di programmare un qualcosa di diverso per il futuro”.
IL FUTURO E LA CLAUSOLA – “La mia ricerca principale oggi è quella di poter crescere insieme ad un club che abbia un progetto tecnico, infrastrutture, voglia di lavorare e che mi facesse anche incidere nelle scelte. Il Lecce per me è la priorità, ma come abbiamo fatto negli anni precedenti a fine stagione con massima serenità ci metteremo tutti seduti insieme per decidere il meglio. Fermo restando che io sono legato al club giallorosso da un contratto fino al giugno 2022. E’ vero. Esiste questa clausola (liberatoria di 150mila euro, ndr) fu inserita quando eravamo in Serie C. Negli anni successivi è stata confermata un po’ per scaramanzia ed un po’ perché andava bene ad entrambe le parti. Ma credo che vada anche interpretata come un premio al club che ha saputo valorizzare al massimo il suo allenatore”.
SUL RUOLO DI ALLENATORE – “E’ centrale nella squadra e nella costruzione della stessa. Credo che quando una società nel suo complesso decida di ascoltare il parere del suo allenatore, le sue idee e le determinate caratteristiche di calciatori da lui richiesti debba proseguire su quella strada. Poi se fa l’esatto opposto coinvolgendo cinque procuratori, quattro amici, tre consulenti e non il proprio tecnico allora è l’inizio del baratro. E’ il più grosso errore che si possa fare non coinvolgere l’allenatore. Quando lo si sceglie bisogna stare al suo fianco ed in Italia si cambia troppo e con molta velocità, e questo deve far riflettere”.