Nonostante il termine ultimo al 16 febbraio, nella giornata di ieri non si è mossa una foglia. In casa Parma l’aria è pesante, irrespirabile. Ma partiamo da ieri sera, quando, nonostante il buco nell’acqua del presidente Manenti l’ambiente ha comunque atteso fiducioso per tutto il giorno, per tutto il pomeriggio, per tutta la sera quei 25 milioni che avrebbero scacciato le ombre della rovina. I soldi però non sono arrivati.
Penalizzazione e pignoramenti
Attorno alle 10:00 di questa mattina a Collecchio è arrivato l’ufficiale giudiziario per i primi pignoramenti: tre furgoni ed un’auto sono stati portati via con i carri attrezzi, mentre si attende la penalizzazioni di 5 punti in classifica, come se la situazione in seno al Campionato non fosse già difficile. Il dg Pietro Leonardi ha comunque provato ad infondere fiducia comunicando che le disposizioni dei bonifici sono già visibile e a breve dovranno arrivare le liquidità. Durante l’ora di pranzo è stato Santacroce a parlare a nome dei calciatori, fissando un ultimatum che prevedeva l’attesa fino alle 14:00.
L’arrivo dei bonifici
Sempre in tarda mattinata prende di nuovo la situazione in mano il presidente, Giampiero Manenti, che comunica l’arrivo dei bonifici e l’esecuzione dei pagamenti. Spiega poi, al sito StadioTardini.It, che l’ingiunzione di pignoramento riguardava una vecchia istanza di Equitalia chenon hanno ritenuto importante bloccare in quanto si potrà procedere a breve all’acquisto di nuovi mezzi da mettere a disposizione del Parma. Nel frattempo Manenti si sta recando in Slovenia per definire la situazione con la Mapi Grup ed è fiducioso che i calciatori non procederanno alla messa in mora della società. A Collecchio ha preso la parola Alessandro Lucarelli che, a fronte della parola del presidente sui bonifici, annuncia che lui e i suoi compagni sarebbero disposti ad un’altra eventuale proroga.
Commissariamento del Club
Nel frattempo viene alla luce un nuovo impietoso particolare. La Energy T.I. Group, società del settore energetico socia di minoranza (10%) del club emiliano, ha richiesto nella giornata di ieri il commissariamento straordinario del Parma Fc per gravi irregolarità nella nomina e nella composizione del consiglio d’amministrazione del club crociato sia nell’era Taci che in quella attuale con presidente Giampietro Manenti. Il presidente della società Roberto Giuli ha comunicato con grande stupore di essere a conoscenza di un debito attorno ai 50 milioni, niente di più lontano ai 95 che richiede la situazione attuale.
A Collecchio arriva Tommasi: allenamento a porte aperte
Nel frattempo si continua a lavorare sul campo. Alle 15:00 i ducali iniziano la sessione d’allenamento pomeridiana a porte aperte, la felicità di tifosi e giornalisti che, per un motivo o per un altro, non mancano di scrutarne ogni particolare, nell’ambiente e tutto intorno. A margine della seduta il presidente dell’AIC (Associazione Italiana Calciatori) Damiano Tommasi si è recato nella sala riunioni dove, proprio in questo momento si trova a colloquio coi calciatori che dovranno comunicargli la decisione presa: messa in mora o proroga? Una situazione pesante e pressante. Si attendono in serata ulteriori dichiarazioni.
Cosa succederà al Parma?
Gli scenari non sono certo rosei e i 5 punti di penalizzazione in classifica non fanno di certo paura a fronte di quello che potrebbe succedere. Mentre si attendono notizie da parte del presidente Manenti i giocatori potrebbero mettere in mora la società. Una volta scattata la messa in mora i calciatori potranno richiedere la rescissione del contratto che diverrà effettiva se, dopo 20 giorni dalla notifica, la società non avesse ancora provveduto al pagamento degli stipendi. L’Accordo Collettivo dei calciatori di Serie A prevede che una volta risolto il contratto la società debba risarcire il calciatore con una somma a parte fissa ed una a parte variabile concordata dal calciatore insieme al Collegio Arbitrale. La situazione si aggraverebbe ulteriormente se i creditori del Parma FC, come i fornitori o gli stessi dipendenti, dovessero presentare istanza di fallimento, portando la società sull’orlo del baratro.