Il nome più chiacchierato del momento per quel che riguarda la Juventus è sicuramente quello di Fernando Llorente. Sull’attaccante basco le opinioni sono le più disparate ma, negli ultimi tempi, si sta diffondendo la teoria secondo cui sarebbe già stato bocciato da Antonio Conte, al punto che la sua permanenza a Torino potrebbe concludersi nel prossimo gennaio. Del resto, qualcuno aveva ipotizzato, poco credibilmente, che il giocatore potesse essere ceduto già nella stessa sessione di calciomercato estiva, con tanto di presunto interesse del Barcellona nei confronti dell’ex Athletic Bilbao. La voce diffusa poi da Dan Petrescu relativamente all’acquisto (peraltro non confermato) da parte dei bianconeri del pari ruolo Lacina Traorè, non ha fatto altro che alimentare questa sorta di mistero in salsa basca. Come pure la probabile panchina contro l’Inter, nonostante l’assenza dell’infortunato Vucinic che dovrebbe essere sostituito da Quagliarella.
In sostanza, la somma degli elementi rischia di produrre il più scontato dei risultati: Llorente è già fuori dal progetto Juve. Niente male per uno che ha firmato da poco un quadriennale da 4,5 milioni netti annui, che è arrivato con l’aurea del rinforzo di lusso (peraltro a prezzo pari a zero), che ha al suo attivo i gloriosi titoli di Campione del Mondo e Campione d’Europa conquistati, seppure da comprimario, con la nazionale spagnola. Eppure, da che calcio è calcio, di lezioni ne abbamo ricevute tante: prima di emettere sentenze, prima di farci sopraffare dall’eccitazione da giudizio affrettato, così affascinante ma altrettanto limitante, sarebbe bene andarci cauti.
Nel calcio è fondamentale dare del tempo soprattutto, nello specifico, ad uno come Llorente, ritrovatosi improvvisamente catapultato in un calcio molto dissimile da quello iberico cui era abituato, e con alle spalle un anno vissuto, ahilui, sulla falsariga della sostanziale inattività: mica roba da poco. Per carità, non bisogna essere scienziati per immaginare che, se fosse stato un fuoriclasse, Conte non avrebbe esitato nel lanciarlo sul terreno di gioco sin da subito. Ma evidemente il tecnico pugliese non lo vede ancora pronto, non lo ritiene arruolabile per la dura battaglia della Serie A: ci vuol tempo per entrare a pieni giri, soprattutto se hai l’imponente struttura fisica di uno come Llorente.
Aspettiamo di vederlo in campo (magari con una certa continuità) prima di calare la mannaia ‘stroncatrice’, valutiamone i movimenti, saggiamone le qualità (sempre che ne abbia, perchè nulla è da escludere in positivo come in negativo). Rimanendo in tema Juventus, tutti ricordiamo i primi mesi bianconeri dei vari Platini, Zidane, Nedved: parliamo, ovviamente, di fior di campioni, di altra pasta rispetto a Llorente (e non ce ne voglia il ‘Re Leone’ come l’hanno soprannominato in patria), ma questo esalta ulteriormente il concetto. Diamo tempo e spazio ai diretti interessati, dopo di che saremo liberi di esprimere i nostri giudizi, anche se il giudice migliore è e sempre sarà unicamente il campo da gioco, eloquente come neppure il più fine intenditore di questo straordinario sport riesce ad essere.