Locatelli si racconta tra lacrime di addio e di delusione: “Quando lasciai il Milan piansi con la mia ragazza”

Il centrocampista del Sassuolo, Manuel Locatelli, si racconta tra retroscena del passato e lacrime di addio e delusione: le sue parole

Cresciuto nel Milan, ha pagato in rossonero le troppe aspettative che venivano riposte in lui. Ma era troppo giovane. Da Sassuolo è ripartito, maturato, e adesso è più completo. E’ lo stesso Manuel Locatelli a raccontarlo e a raccontarsi ai microfoni di Gazzetta dello Sport.

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“Adesso sono più riflessivo, anche se sono sempre stato incline al ragionamento. Pure troppo: sapesse certi viaggi mentali… Dov’ero finito? In una situazione più grande di me. All’improvviso sembrava fossi una superstar, c’erano aspettative eccessive. Le critiche sono logiche se giochi nel Milan, ma un ragazzo di 18 anni può soffrirne. Io non ero pronto e non potevo nemmeno essere il salvatore della patria. Avevo la sensazione di non riuscire a tirare fuori quel qualcosa in più che ho sempre avuto dentro. Doveva scattare una molla soprattutto a livello mentale. E a Sassuolo è scattata. È stato importantissimo De Zerbi, che mi insegna tanto, mi dà fiducia, ma mi ha anche lasciato in panchina perché non facevo quello che voleva. Ho sofferto, non ero felice di me e della situazione, ma ho capito che aveva ragione lui. Adesso so che l’allenamento è lo specchio della partita: prima mi allenavo senza quel fuoco dentro che sento adesso”.

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“Ho debuttato in A con Brocchi, ma già Mihajlovic voleva lanciarmi. Contro la Juve mi scaldo, lui mi chiama, tolgo la tuta, il team manager Vittorio Mentana prepara il tabellone luminoso con il mio numero. Ma il mister cambia idea, entra Luiz Adriano e io torno in panchina. La sera a casa scoppio a piangere. Dodici giorni dopo, contro il Carpi, Mentana prepara di nuovo il tabellone con il mio numero e mi dice: ‘Stavolta è vero’. E io: ‘Fammi entrare e ne parliamo’. Non vedevo l’ora. Ma piansi anche quando ho lasciato il Milan. Insieme alla mia ragazza, ma è stata la decisione migliore. La società non aveva fiducia in me e io avevo bisogno di cambiare”.