Lotito “bigamo”: filo diretto sul mercato tra Lazio e Salernitana, giusto così?

4 giovani della primavera della Lazio pronti ad andare a Salerno

Claudio Lotito, al di là delle problematiche giudiziarie che lo stanno interessando da vicino, si sta preparando a programmare la prossima stagione sportiva. Un impegno doppio, visto che è patron della Lazio, prossima a disputare i preliminari di Champions League, e della Salernitana, fresca di ritorno in Serie B.

La società campana sarà una sorta di “satellite” del club biancoceleste. Nulla di sorprendente: se si possiedono due club, distanziati di una sola categoria, diventa quantomeno naturale dare vita a una vera e propria osmosi, un filo diretto tra le due squadre. E’ quello che sta per accadere a stretto giro di posta, con 4 giovani della florida primavera laziale pronti a sbarcare a Salerno per cimentarsi nel professionismo: si tratta di

Pollice, terzino, del centrocampista Pace e degli attaccanti Oikonomidis e Tounkara, di cui si dice un gran bene.

Questo tipo di dinamiche apre, come è giusto che sia, a diverse riflessioni. Premettendo che Lotito, in questo senso, non è assolutamente attaccabile perché le norme consentono di possedere più di un club, è proprio sull’aspetto normativo stesso che bisogna concentrarsi, per capire criticamente se e quanto sia effettivamente applicabile il sistema delle squadre-satellite all’interno dello stesso Paese (ben funzionante, ma in ottica internazionale, il modello Pozzo). Il fatto che ci siano le “porte girevoli” sul mercato è la conseguenza più ovvia, e fondamentalmente meno criticabile. Certo, la Salernitana avrà una corsia preferenziale per disporre dei più promettenti giovani del vivaio della Lazio, e quest’ultima sarebbe la prima scelta nel caso in cui qualche giocatore in maglia granata esplodesse rivelandosi pronto per la Serie A. Ma, lo ripetiamo, non c’è nulla di illegale in tutto ciò: se tutti i presidenti potessero permettersi due squadre, chi non agirebbe in questo modo?

Quel che merita di essere approfondito è un problema logico, che emerge dall’unica clausola presente nella normativa riguardante il rapporto satellitare tra due società, ovvero quella che vieta a un proprietario di avere due club nella medesima categoria. In sostanza, dunque, se l’anno prossimo la Salernitana dovesse centrare una miracolosa promozione in massima serie, Lotito si troverebbe costretto a rinunciare alla proprietà di una delle due società. Quanto di logico c’è in tutto ciò? Quanto è logico, di fatto, limitare le ambizioni di un club, che ha la “colpa” di essere satellite di un altro? Non stiamo parlando di entità virtuali, di videogiochi, ma di realtà che coinvolgono bacini d’utenza importanti, nella fattispecie uno tra i più numerosi e passionali d’Italia come Salerno.

Posto che se nessuno ha inteso rilanciare la Salernitana, scivolata nelle paludi della LegaPro prima dell’avvento di Lotito, non è certo colpa di quest’ultimo, forse sarebbe il caso di ripensare dalle basi la regolamentazione sulle squadre-satellite, e se questa riflessione dovesse portare alla comprensione del fatto che si tratti di un modello estremamente provvisorio e approssimativo, magari, sul modello tedesco e spagnolo, si potrebbe aprire alle “Squadre B” che, de iure, non possono essere promosse nella categoria in cui milita la squadra di riferimento.