“E’ un sogno che si è realizzato. Ora che il calcio mi ha un po’ dimenticato sono tornato nella mia vigna, dando una mano alle mie figlie in questa attività. A me piace il campo, mi piaceva quello da calcio e mi piace questo dei vigneti. Abbiamo un grande enologo che si occupa della cantina, mia figlia che si occupa della contabilità che io odio e io lavoro in campagna” sono le parole di Alberto Malesani in un’intervista a Corriere.it. L’ex tecnico ha spiegato sulla sua esperienza al Parma:”quella era una squadra fantastica. Che se arricchita di altri due-tre giocatori avrebbe potuto vincere altri grandi trofei”. Malesani ha ammesso che gli manca il campo:”se mi manca il campo? Sarei ipocrita se dicessi di no però allo stesso tempo io sono sempre andato, dopo una chiamata, da chi mi cercava. E’ vero che ho avuto anche qualche amico nel mondo del calcio che magari qualche volta mi ha dato una mano, ma poche volte, mi sono quasi sempre arrangiato da solo. Ed è triste adesso vedere che purtroppo non mi cercano più”.
L’atteggiamento particolare dell’allenatore è stato caratterizzato da esultanze esagerate e conferenze furiose:“sono state tutte cose istintive. Ma nel mio istinto c’è quella verità popolare, quella verità da bar, semplice, che nessuno ha il coraggio di dire quando è davanti alle telecamere. Tanti hanno strumentalizzato quello sfogo ad Atene, sono poi l’idolo dei giovani per il ‘mollo’, ma se si analizza quel ‘mollo’ lì, dentro c’è una verità… anche triste, fra virgolette. tutti ridono, ma c’è una verità triste dentro quel ‘mollo’ lì”. Mentre sulle esultanze:”quelle fanno sempre parte della libertà. Mi ricordo che mi dicevano ‘tu non puoi allenare una grande squadra perchè vai in campo vestito con la tuta, tu non puoi perchè hai i capelli lunghi o, come ora, la barba lunga’. Io, invece, mi sono sempre battuto perchè l’immagine abbia la peggio sull’attitudine”.