Mario Gomez ed il Genoa: quando manca la cultura della sconfitta

Ieri sera, dopo il quinto goal della Fiorentina al Genoa, è successo un episodio a dir poco spiacevole e soprattutto emblematico. Emblematico del malcostume dilagante nel calcio italiano, nella mancanza della cultura della sconfitta, nel non saper accettare di essere stati sottomessi dall’avversario di turno. Nulla di grave, sia chiaro, ma andiamo a raccontare i fatti: al minuto 94′ e sul 4 a 2 per la Fiorentina in casa del Genoa, ai toscani è stato concesso un calcio di rigore, trasformato poi da Mario Gomez.Dopo aver realizzato dal dischetto il secondo goal personale del match, lo spilungone tedesco ha fatto per raccogliere il pallone dalla rete: apriti cielo, i genoani lo hanno praticamente assalito verbalmente, e solo l’intervento dei compagni di squadra ha evitato che scoppiasse una futile e demenziale rissa. Tra i più arrabbiati con il centravanti ‘viola’ da segnalare Manfredini e Lodi.

Ma davvero, ancora, dobbiamo assistere a simili scene pietose? Davvero qualcuno vuole giustificare questi comportamenti appellandosi ad una non meglio precisata perdita di tempo che avrebbe fatto da ostacolo ad un eventuale tentativo di rimonta del Genoa (sul 5 a 2 per gli avversari a tempo praticamente scaduto)? Ok che poi alcuni dei diretti interessati si sono subito riappacificati, ma la sostanza non cambia. Insomma, Mario Gomez, campione giunto in Italia a gonfiare le reti avversarie, si sarà già fatto un’idea di come malfunzionano le cose nel nostro calcio. Un calcio in cui un portiere che subisce un goal su rigore calciato col gesto del cucchiaio si infuria come gli avessero insultato la mamma. Un calcio in cui alcuni allenatori si infuriano dopo una sonora sconfitta, in quanto “ad un certo punto per rispetto bisogna smettere di fare goal e non infierire“. Siamo arretrati dal punto di vista culturale, e speriamo di darci presto una decisa svegliata. Non ne possiamo più di teatrini patetici ed inopportuni.

ECCO LE DICHIARAZIONI DI MARIO GOMEZ