Ospite di ‘Casa Di Marzio’, Francelino Matuzalem ha raccontato la sua carriera non lesinando aneddoti e retroscena. Un’infanzia difficile a causa del quartiere in cui viveva: “Non lo nascondo: se non fosse stato per quel provino al Vitoria Bahia avrei fatto la fine di tanti miei amici d’infanzia. In galera o al cimitero. Vivevamo in un quartiere povero, droga e delinquenza erano all’ordine del giorno”. Ora ha trovato un Brasile diverso, che deve fare i conti col Coronavirus: “Ormai la situazione è seria anche qui, purtroppo non tutti l’hanno ancora capito. Finito tutto questo apro una scuola calcio per bambini. E chissà, magari la gestirò a distanza da Roma: non vedo l’ora di tornare”.
Matuzalem arrivò in Italia grazie al Parma, poi il passaggio al Napoli: “Ero felicissimo, ma completamente ignaro del mondo che avrei conosciuto. Quando giochiamo contro la Juve e l’Inter?‘, chiesi a mister Novellino appena arrivato lì. ‘Farai bene a a darci dentro’, mi rispose l’allenatore. ‘perché siamo ancora in Serie B. Madonna mia, la mozzarella! Non riuscivo a farne a meno: ne mangiavo talmente tanta da aver perso la condizione fisica. E Mondonico cominciò a tenermi in panchina. Ero inguardabile”.
Al Brescia ha giocato anche con Baggio: “Quando per la prima volta ho visto Baggio mi era venuto da piangere. Per me era ancora una leggenda, quello della finale mondiale del ’94 che avevo visto da ragazzino. Lui e Ronaldinho, nelle giovanili del Brasile, sono senza dubbio i più grandi con cui abbia mai giocato”. Nessuna paura allo Shakhtar: “Ma chi sei?‘, mi accolse mister Lucescu. ‘Semmai chi sei tu!‘. Alla fine per me diventò come un padre”.
Il gol più importante della sua carriera Matuzalem lo segnò all’Inter, in Supercoppa italiana con la maglia della Lazio: “Il pallone mi colpì in faccia e superò Julio Cesar. Altro che gol di mano! Mi fece malissimo…Ricordo che alla fine Mourinho non ha nemmeno voluto ricevere la medaglia”. Il rimpianto più grande? “Mi sarebbe piaciuto giocare un Mondiale“.