Milan, con #MontellaOut il futuro è tra Mazzarri e Conte: tra indizi e suggestioni per i pupilli di Fassone

Situazione assai delicata in casa Milan dopo il secondo k.o. stagionale arrivato alla 6ª giornata sul campo della Sampdoria: la squadra di Montella stenta ben oltre ogni più nefasta e pessimistica previsione della vigilia, e dopo 6 giornate si trova al 6° posto in campionato, con la Sampdoria che insegue a un solo punto di distanza ma con una partita in meno, e quindi i rossoneri si trovano virtualmente fuori addirittura dall’Europa League, con gli stessi punti della Roma che però ha anche una gara da recuperare. Nel giudizio negativo su quest’inizio di stagione pesano soprattutto gli 8 gol subiti in appena 6 partite (come Cagliari e Chievo) per una squadra che con un mercato da Regina, come unanimemente riconosciuto, si è rinforzata moltissimo in tutti i reparti, e soprattutto in difesa.

Due sconfitte dopo 6 giornate sono un bilancio molto pesante soprattutto perchè non sono arrivate con le big della serie A, ma con Lazio e Sampdoria che sono avversarie di tutto rispetto ma comunque di seconda fascia rispetto a Napoli, Juve, Roma, Inter e allo stesso Milan. Paradossale, poi, che due sconfitte così pesanti nel risultato e nel gioco siano arrivate proprio contro due avversarie che nel mercato hanno ceduto i loro pezzi migliori: la Lazio ha perso Keita e Biglia (passato proprio al Milan), eppure ha vinto addirittura 4-1 nella sfida dell’Olimpico che per il Milan è stata un’autentica umiliazione. Una lezione di Inzaghi a Montella, così come ieri un’altra lezione è arrivata da Giampaolo che quest’estate ha perso tutti i suoi top-player (Muriel, Schick e Skriniar). Ma allora è meglio cedere i calciatori anzichè rinforzarsi? Certamente no: risulta però fondamentale allestire un organico equilibrato e soprattutto poter contare su un allenatore che quei giocatori riesca a valorizzarli per farli esprimere al meglio. Montella nella sua carriera ha dimostrato di essere in gamba e di far giocare bene le proprie squadre, ma è un dato di fatto che quest’anno al Milan non riesca a trovare l’amalgama giusto. Almeno fino ad oggi.

La strigliata di Fassone a Montella nel post partita

Le parole di Fassone, ieri, nel post-partita di Genova dopo la sconfitta con la Sampdoria, sono state durissime. L’ad del Milan s’è riferito chiaramente a Montella quando ha fatto i complimenti a Giampaolo per come fa giocare la Sampdoria, e ha poi parlato di “spirito“, di “atteggiamento“, di “approccio“, rivolgendosi quindi al proprio allenatore. Perché gli errori dei singoli ci possono stare, e le sconfitte anche. Ma continuare a giocare così male, a non avere un’identità di gioco, a non riuscire neanche a fare tiri in porta e a subire gol peggio degli scorsi anni, per una società che ha speso 240 milioni di euro sul mercato, è inaccettabile. A maggior ragione dopo tre mesi di lavoro. Fassone, infatti, è stato chiaro: “tempo non ce n’è più, abbiamo una media di due punti a partita quest’anno con quelle davanti che hanno questo ritmo, non basteranno per andare in Champions“.

Gli errori di Montella e la richiesta di esonero da parte dei tifosi

Sui social network spopola da ieri l’hastag #MontellaOut: i tifosi chiedono l’esonero dell’allenatore che non è ancora riuscito a creare una squadra nonostante i colpi di mercato della società. Come alibi c’è proprio il numero degli innesti, tanti (10) e quindi le difficoltà di inserirli tutti insieme in una squadra rivoluzionata, e la giovane età di molti calciatori. In realtà, però, a fine Settembre questi alibi non reggono più.

Anche perché proprio dalle ripartenze dopo le rivoluzioni si capisce subito se l’andamento sarà positivo o negativo: la Juventus che dal 2012 con Antonio Conte ha ricominciato a vincere tutto, nell’estate 2011 aveva cambiato molto più di quanto non abbia fatto il Milan quest’anno. Addirittura un nuovo allenatore (Conte, appunto, al posto di Delneri) e una squadra completamente rinnovata con gli acquisti di Pirlo, Lichtsteiner, Vidal, Vucinic, Giaccherini ed Estigarribia, tutti subito integrati dal tecnico salentino in un meccanismo vincente nei risultati e brillante nel gioco.

Inoltre di tempo Montella ne ha avuto anche parecchio: i nuovi acquisti sono arrivati tutti nella prima parte di mercato, e l’allenatore rossonero li ha avuti a disposizione sin dall’inizio del ritiro. Nove su dieci, infatti, sono arrivati a Milanello entro metà luglio: il solo Kalinic è arrivato il 22 Agosto, ma Montella con tutti gli altri ha potuto lavorare sin dall’inizio della preparazione. Musacchio è stato acquistato addirittura il 30 Maggio, Kessie il 2 Giugno, Rordiguez l’8 Giugno, André Silva il 12 Giugno, Borini il 30 Giugno, Calhanoglu il 3 Luglio, Conti il 7 Luglio, Bonucci il 14 Luglio e Biglia il 16 Luglio.

Oggi, dopo quasi tre mesi di lavoro insieme, la squadra dovrebbe conoscersi a memoria, avere idee di gioco rodate, anche grazie ai preliminari di Europa League che hanno imposto un inizio precoce della stagione. Kalinic, da buon centravanti, si sarebbe semplicemente dovuto inserire in un meccanismo già ampiamente testato, in un ruolo che non comporta particolari modifiche all’impostazione del gioco. Montella, inoltre, sta schierando sempre tra 5 e 6 titolari che già aveva a disposizione nella passata stagione: ieri a Genova contro la Sampdoria è sceso in campo con Donnarumma, Zapata, Romagnoli, Abate, Bonaventura e Suso, tutti già al Milan lo scorso anno. Giocava con più nuovi arrivi Conte al primo anno della Juventus, quando vinse subito lo scudetto…

Il non-senso delle “9 vittorie su 11 partite

Per difendere l’operato di Montella si tirano in ballo i risultati: “ha fatto 9 vittorie in 11 partite“. Ma è un non-senso. Si è trattato in molti casi di pseudo-amichevoli mascherate dall’ufficialità, in quanto il Milan ha disputato i preliminari di Europa League affrontando avversarie che in Italia farebbero fatica in Serie C: di queste 9 vittorie, infatti, due sono arrivate con i ragazzini del CSU Craiova, una squadra universitaria fondata nel 2013 che l’anno scorso è arrivata 5ª nel campionato rumeno, e altre due con i laboriosi metalmeccanici dello Škendija, la squadra macedone della cittadina di Tetovo, 80.000 abitanti come Busto Arsizio. Poi nel girone di Europa League ha vinto anche con l’Austria Vienna, nobile decaduta che quest’anno dopo 4 partite è quartultima nella Bundesliga austriaca. Ecco, delle 9 vittorie, 5 sono arrivate così: persino il Chievo sceglie avversarie più dignitose per le amichevoli estive. Per il Milan ovviamente erano confronti obbligati e ufficiali, ma ci mancherebbe pure che non avesse vinto facile contro questi club…

Passiamo al campionato: 6 partite, 4 vittorie e 2 sconfitte. Neanche uno scontro diretto con le altre big (Napoli, Juventus, Roma e Inter), due brutte sconfitte contro la Lazio (4-1) e la Sampdoria (2-0) e 4 vittorie ottenute a fatica contro le squadre peggiori della serie A. Soltanto all’esordio è arrivato un successo facile, 0-3 sul campo del Crotone. Poi gli stentati 2-1 a Cagliari e Udinese e il 2-0 con il doppio calcio di rigore contro la neopromossa Spal. I problemi di Montella non sono soltanto nei numeri, nei risultati: la squadra non c’è, non ha un’idea di gioco, un’impostazione tattica. Scende in campo già smarrita, priva di identità. Oltre a questo, però, anche i risultati – se analizzati – non sono certo così positivi e parlare di “9 vittorie in 11 partite” risulta fuorviante.

I prossimi impegni

Allo stesso modo sarebbe fuorviante considerare significativo il test di Giovedì, quando il Milan ospiterà a San Siro i croati del Rijeka, la squadra della città di Fiume per la 2ª giornata di Europa League che all’esordio ha perso in casa con l’AEK Atene. Per la squadra di Montella dovrebbe essere una scontata formalità, e guai se così non sarà. Poi c’è la Roma, domenica alle 18 (sempre a San Siro). E questo potrebbe già essere un incontro decisivo per il destino del tecnico. Perché se arrivasse un risultato positivo, anche con un’altra prestazione incerta, il club potrà chiudere un occhio. Ma in caso di sconfitta casalinga, l’esonero sarebbe praticamente inevitabile in vista della sosta e del derby, dando così al nuovo allenatore un tempo discreto (due settimane) per riordinare le idee e prendere la squadra per mano.

I sostituti: tra Walter Mazzarri e Antonio Conte

Tra indizi e suggestioni, il futuro del Milan è tra Walter Mazzarri e Antonio Conte. Sono i pupilli di Fassone, giocano entrambi con il 3-5-2 su cui Mirabelli ha costruito la squadra, si caratterizzano per una forte leadership e non mancano certo nella grinta e nel temperamento, che sembrano proprio gli ingredienti che mancano a questo Milan. Sono allenatori dentro e fuori dal campo, veri e propri manager in grado di ottenere risultati facendo un bel calcio, trasmettendo alla squadra quello spirito combattivo che Fassone vorrebbe vedere nei rossoneri. Inoltre sarebbero il “leader” che manca ad una squadra composta da ottimi calciatori, ma neanche un top player.

Tra Mazzarri e Conte, però, c’è una sostanziale differenza: l’ex Inter e Napoli (che in Italia ha lasciato splendidi ricordi anche nei tifosi di Sampdoria, Reggina e Livorno) è libero e disponibile da subito. E rispetto alle voci che circolano da ieri con insistenza, da parte del club non è arrivata alcuna smentita.

Per Conte, invece, bisognerà aspettare: il suo contratto col Chelsea (da 11 milioni di euro a stagione!) scade nel 2019, e anche se il tecnico che ha fatto benissimo con con Bari, Siena, Juventus e Nazionale sembra essersi già stancato della Premier e manda messaggi d’amore importanti al calcio italiano, certamente non lascerà prima di giugno 2018. Quindi alla fine di questa stagione.

Il Milan lo aspetterà così tanto? E potrebbe pianificare un investimento simile? Anche il contratto di Montella scade nel 2019, ma parliamo di poco più di 2 milioni di euro l’anno. Ecco perché al momento Conte sembra più che altro un miraggio, mentre Mazzarri sarebbe più accessibile e la sua fame dopo le delusioni all’Inter e al Watford potrebbero coincidere con la voglia di riscatto di un Milan da troppo tempo senza gioie. E Fassone è stuzzicato dall’idea di rilanciare il progetto forzatamente abbandonato all’Inter. L’impressione è che il tormentone sulle “cose formali” continuerà ancora: stavolta per l’allenatore. Perché se Montella troverà la quadra giusta e improvvisamente la squadra inizierà a giocare bene, vincere e convincere anche con le big, allora si continuerà insieme volentieri e tutti questi discorsi si scioglieranno come la neve al sole. Altrimenti il rischio è quello di viaggiare ogni domenica sulla graticola, sempre che la sfida del 1° Ottobre con la Roma a San Siro non risulti davvero già fatale.