Milan, processo a Galliani surreale ed ingiusto

gallianiFa un certo effetto leggere del possibile allontanamento di Adriano Galliani dalla carica di amministratore delegato del Milan. Nonostante le smentite di rito, pare proprio che Barbara Berlusconi stia pressando il padre affinchè dia il benservito allo storico dirigente rossonero. Sia chiaro, non è la prima volta che inizino a circolare certe voci, sempre in concomitanza con dei periodi critici vissuti dalla società di Via Turati. Il ritornello, in questi casi, è sempre lo stesso: Galliani a casa, lady Berlusconi a capo della società con magari Paolo Maldini al suo fianco. Già, proprio quel Maldini per il quale, dopo l’addio alla carriera di calciatore, non c’è stato più spazio, clamorosamente, al Milan.

Ma se quella di aver chiuso amaramente il rapporto con alcuni senatori (vedasi anche Ambrosini), può essere una delle colpe di Galliani, fa inorridire poter anche solo pensare che debba essere lui il capro espiatorio di una fase storica decisamente negativa per il Milan. Adriano Galliani è entrato a far parte della società rossonera nel lontanissimo 1986, lasciando presto un’impronta decisiva nella storia vincente dell’epopea milanista targata Silvio Berlusconi. Perchè se è vero che quest’ultimo è il Presidente più vincente del ‘diavolo rossonero’, se è vero che il denaro l’ha sborsato sempre e solo lui, se è vero che ha avuto alcune intuizioni geniali, è altrettanto vero che, senza Adriano Galliani a guidare, di fatto, l’azienda, non si sarebbe andati molto lontano.

Parliamo di colui che, negli ultimi vent’anni, è probabilmente stato il numero uno dei dirigenti delle società calcistiche italiane: operazioni come quelle che hanno portato Zlatan Ibrahimovic al Milan, giusto per rimanere in tempi recentissimi, rappresentano dei veri e propri capolavori. Di errori ne ha fatti, come ovvio che sia, ma ricondurre unicamente a lui la disastrosa annata da poco iniziata sà non solo di irriconoscenza ma, soprattutto, di poca lucidità nell’analizzare i fatti. In sintesi, la principale colpa che viene addossata all’attuale amministratore delegato ha a che fare con il calciomercato, effettivamente risultato sin qui poco brillante e produttivo.

Chiaro che a tessere la trama, da questo punto di vista, sia sempre stato Galliani, di concerto con il fido Ariedo Braida. Eppure tutti sembrano dimenticare che far le nozze con i fichi secchi non sempre possa funzionare. Perchè è evidente come i cordoni della borsa, prima generosamente spalancati da Silvio Berlusconi, da un paio di anni si siano ristretti in maniera netta ed innegabile. Di soldi, ultimamente, ne sono stati incamerati parecchi (vedi cessioni, tra gli altri, di Thiago Silva, Ibrahimovic e Boateng), ma non altrettanti ne sono stati spesi. Ed allora, che colpa ne ha Galliani se deve tuffarsi più che altri sui prestiti, sui parametri zero, sul mercato low cost?

Gli si dovrebbe dare atto di aver portato al Milan un potenziale fenomeno come Mario Balotelli a costo contenuto, di aver ingaggiato a costo zero Riccardo Montolivo, e via dicendo. Ed invece no! Lo si accusa, ad esempio, per l’affare Matri, oppure ancora per la cessione gratuita del cartellino di Andrea Pirlo. Eppure in questi ultimi affari, fondamentale è stato il parere di Massimiliano Allegri, che ha fortemente voluto il centravanti ex Juventus e non ha invece ritenuto opportunato puntare ancora sull’attuale regista bianconero. Insomma, Adriano Galliani non possiede il dono dell’infallibilità, ma per anni è stato (ed è tuttora) un valore assolutamente aggiunto nell’economia dei risultati del Milan. La stessa scelta di voler insistere sul tecnico toscano, è sempre arrivata dopo fitti e continui colloqui con il proprietario del club che, per un motivo o l’altro (magari economico), si è mostrato d’accordo.

Poi, è chiaro che un cambio, dopo ventotto anni all’insegna della continuità, ci possa anche stare: può far parte del gioco e risultare fisiologico. Ma voler addebitare unicamente ad Adriano Galliani i tempi bui che stanno conoscendo oggi nella Milano rossonera, è esercizio che sa un po’ – passateci il termine – di codardia. A proposito, una domanda vogliamo porre: è stato mica Adriano Galliani a bloccare la cessione di Pato al Paris Saint Germain per 50 milioni ed il conseguente arrivo di Carlos Tevez al Milan per una cifra pari ad un quinto di quella che si stava per incassare, oppure la responsabilità è da attribuire a qualche altro elemento? Così, giusto per ricordarlo…