Tra le tante sorprese che questo campionato sta regalando, non si può non far riferimento all’Udinese, 3^ in classifica (in coabitazione con la Sampdoria) dopo il successo di ieri sull’Atalanta. Un rendimento, quello dei friulani, che, viste le premesse, ha del miracoloso. Non era infatti per nulla semplice “resettare” dopo il ciclo-Guidolin, durato ben 4 anni, una rarità dalle parti nostre, ma Andrea Stramaccioni sembra essere riuscito nell’impresa, almeno per ora. Proprio quell’Andrea Stramaccioni con cui l’Inter terminò la stagione 2012/2013 con un umiliante 9° posto, frutto di sconfitte pesanti ed infortuni a ripetizione la cui responsabilità fu proprio al tecnico romano e al suo staff.
Se l’intenzione di Strama, tornato ad allenare dopo un anno di pausa e di aggiornamento, era quella di smentire i critici e coloro che lo reputano inadatto ad allenare a questi livelli, ci sta riuscendo in maniera trionfale: lo dicono i risultati, ma lo dice anche una squadra che “gira” divinamente, che riesce a far rendere al meglio l’eterno Di Natale, camaleontica in base alla partita e soprattutto capace di essere praticamente imbattibile tra le mura amiche. Sono questi gli ingredienti dell’avvio sprint dei bianconeri.
Stramaccioni si è infatti (ri)presentato in Serie A con scelte politicamente scorrette, molto scorrette, come quella di lasciare in panchina il gioiellino Scuffet, fresco di gran rifiuto a Simeone, per dare spazio al greco Karnezis, “signor nessuno” fino al Mondiale brasiliano in cui ha difeso i pali ellenici, o quella di accantonare l’eterna promessa Luis Muriel in luogo di un Cyril Thereau i cui numeri clivensi raramente hanno rispecchiato la cifra del suo tasso tecnico senza dubbio elevato.
Dicevamo di una squadra camaleontica: tatticamente la forza dell’Udinese è proprio la possibilità di cambiare l’11 da mandare in campo a seconda delle necessità della partita o del momento. Se l’assetto difensivo è piuttosto stabile, con Widmer che non sta facendo affatto rimpiangere Basta, Danilo e Heurtaux granitica coppia centrale e Pasquale e il ritrovato Piris ad alternarsi sulla sinistra, l’intercambiabilità che caratterizza questa squadra si manifesta soprattutto a centrocampo, dove la fisicità di Badu, la grinta di Allan, l’entusiasmo di Lucas Evangelista, la duttilità di Kone e la qualità di Guilherme e Bruno Fernandes rendono attuabili tutte le combinazioni possibili e immaginabili: ad esempio un 4-4-2 con il greco e il portoghese adattati sulle fasce (come accaduto ieri contro gli orobici), un 4-3-2-1 con una mediana particolarmente muscolare composta da Badu, Guilherme e Allan, un 4-2-3-1 con i due brasiliani schermo davanti alla difesa e Kone, Fernandes e Thereau a sostegno di Di Natale. Poter cambiare mantenendo sostanzialmente intatto il valore della formazione è una caratteristica che si rivelerà sicuramente positiva nel prosieguo della stagione, quando il compito sarà quello di confermare le eccellenti impressioni offerte fino ad ora.
E come dimenticare Totò Di Natale? Da diversi anni, ogni stagione calcistica è preceduta da un corale “Di Natale quest’anno non segna, ormai è vecchio“. Sono parecchi quelli che non gli danno più fiducia al Fantacalcio, per poi puntualmente pentirsi. Totò, a 37 anni, infatti non ne vuole sapere di smettere col calcio, ma soprattutto col gol. Sono già 5 le reti realizzate dal capitano, che quest’anno sembra avere 10 compagni che “corrono per lui” e che lo mettono nelle condizioni di esprimersi al meglio, compatibilmente con l’età che, chiaramente, pesa. Inoltre, fondamentale è l’assistenza che gli fornisce Thereau, il quale ha ormai imparato a fargli da “scudiero”, senza però rinunciare ad essere protagonista, viste le 3 reti già messe a segno.
Inoltre, dando un’occhiata alla classifica e alla distribuzione dei punti, emerge che l’Udinese è riuscita a fare del suo Friuli un vero e proprio fortino. Tra le mura amiche ha infatti vinto 4 partite sulle 5 disputate, raccogliendo in casa ben 13 punti sui 16 totali. Un dato che non può non far riflettere che potrebbe rivelarsi determinante in futuro.
In conclusione, Stramaccioni è riuscito, in pochi mesi, a trovare la quadratura del cerchio in una squadra tutto sommato giovanissima, con parecchi elementi alla prima esperienza in Serie A o da recuperare dopo stagioni in chiaroscuro. Roba da allenatori navigati, insomma. Eppure (sempre bene ribadirlo ai suoi contestatori) Strama ha appena 38 anni…