Mourinho: “Non lavoro da otto mesi. Futuro in Italia? Non credo, ma…”

José Mourinho è tornato a parlare del suo futuro. L'allenatore portoghese, fermo da otto mesi, si è confessato a "Tiki Taka"

“Non lavoro da otto mesi. Vedremo cosa succederà ma non credo che il mio futuro sarà in Italia anche se ho un bel feeling con questo paese”. In un’intervista per “Tiki Taka-Il calcio è il nostro gioco”, andata in onda ieri, José Mourinho si sente di escludere una nuova esperienza in serie A dopo quella nerazzurra. “Poi se dovessi tornare non dovrei neanche imparare la lingua perché non ho dimenticato l’italiano – aggiunge – Conosco la vostra cultura, la cultura calcistica e mi identifico in molte delle vostre cose. Vivo a Londra e seguo un po’ di più la Premier ma seguo anche la Serie A che è interessante”.

Anche Massimo Moratti gli è rimasto nel cuore: “Il mio presidente – lo ricorda Mou – è un mio amico e quando penso a lui penso alla famiglia. Lo sento parte della mia famiglia perché la sua famiglia è formata da persone speciali. Il modo in cui mi hanno accolto e fatto sentire uno di loro va oltre al calcio, va oltre al Triplete e va oltre le soddisfazioni sportive: queste cose sono importantissime e rimangono per sempre”. Mourinho è rimasto, ovviamente, nel cuore dei tifosi interisti: “Cerco sempre di creare questo tipo di empatia con la gente. Sono uno che non si protegge mai, vivo per la mia squadra. Creo empatia coi tifosi, si crea antipatia con gli avversari e se dopo vinci quest’empatia si può trasformare in passione che è quello che è successo all’Inter”.

Dell’anno del Triplete tanti i ricordi. “La vittoria a Kiev è stata l’inizio di tutto, poi c’è stata la sconfitta più bella della mia vita contro il Barcellona in semifinale. E poi le due settimane con la finale di Coppa Italia, la gara scudetto e la finale di Champions a Madrid: sembrava quasi un film con il lieto fine. E’ stata una storia fantastica”. Mou ha rivelato che se fosse tornato a Milano dopo la Champions non sarebbe più andato via: “L’Inter era una famiglia e dire addio alla famiglia è sempre durissima, così ho preferito andare via prima di tornare. Già nello spogliatoio la situazione era difficile ma se fossi tornato a Milano avrei detto no per la terza volta al Real Madrid. Nella mia testa c’era l’obiettivo di vincere la Premier, lo scudetto e la Liga spagnola e non volevo perdere quest’opportunità”.