La moviola del sabato di Serie A – De Ligt ripete ‘quasi’ Lecce, Lautaro come Ronaldo: ma serve uniformità

Ancora polemiche arbitrali in Serie A, la moviola del sabato: i casi Callejon e Mario Rui, il rigore di Lautaro e il mani di De Ligt

Quanti giorni sono passati da mercoledì a sabato? Tre. Cosa è cambiato in Serie A? Il turno, 11° e non più 10°, e le partite in programma. Sì, solo questo. Perché per il resto sembra essere proprio tutto uguale e identico. Una sorta di replay di qualche sera fa. Polemiche arbitrali, strascichi, veleni, frecciate. Sta iniziando a diventare preoccupante. E, forse, sta iniziando a diventare anche un alibi per ogni squadra. Quando non c’era la Var, tutti a condannare l’arbitro. Adesso che c’è, tutti a condannare… l’arbitro. Sempre lui, che però questa volta (secondo tanti) sbaglia perché non va a controllare. Ora, basta un minimo di lucidità per pensare: se non viene mandato a controllare, evidentemente, è perché non c’è motivo. Non serve. Chi è dietro la telecamera, avendo qualche minuto di tempo in più per verificare, esegue alla perfezione il regolamento. Se c’è un qualcosa, piuttosto, su cui riflettere, quella è l’uniformità: giudicare gli episodi tutti allo stesso modo, a patto che siano uguali.

Lautaro come Lukaku, se è rigore uno è rigore anche l’altro

L’esempio lampante delle parole di cui sopra è il confronto tra il rigore assegnato a Ronaldo allo scadere di Juve-Genoa è quello assegnato ieri sera a Lautaro nell’extra time di Bologna-Inter. In questo caso, però, più che simili gli episodi sono uguali. L’attaccante ‘si aiuta’, diciamo così, ma il difensore non fa nulla per togliere la gamba. Contatto e rigore. Si può dare e non si può dare. La scelta di darlo, però, è più corretta. Cosa fare? Come detto, uniformità di giudizio. Se si assegnano quelli, si devono assegnare tutti. Non si può permettere che, in occasioni simili, altri direttori di gara (in concerto con chi sta al Var) decidano di non assegnarlo.

De Ligt, ‘quasi’ come a Lecce

Altro episodio finito sotto la lente d’ingrandimento è quello relativo al tocco di mano di De Ligt nella gara di ieri sera. L’ennesimo, per l’olandese, che si è riscattato segnando il gol decisivo. In questo caso, se non è uguale, l’episodio è comunque simile a quello di Lecce. Là l’arbitro ha fischiato, ieri no. C’è da dire che il braccio, al Via del Mare, era un po’ più largo rispetto a ieri sera, ma forse non basta a chiarire le cose. Da regolamento, infatti, quello di ieri non è rigore: De Ligt non si appoggia né si aiuta con il braccio, anzi fa quasi per toglierlo. Come a Lecce? Quasi, appunto. E allora che si fa? Forse neanche a Lecce andava assegnato? Se non si assegna ieri, allora non andava fischiato neanche in Salento. Altrimenti è sempre rigore, se si considera un nuovo regolamento (quello sui falli di mano) che sta mandando in confusione molti, anche Sarri come ha lui stesso affermato in conferenza.

Callejon e Mario Rui, nessun dubbio

In questo, è sempre da fischiare, in entrambi i casi, ma dubbi non ce ne sono. Callejon, a differenza di De Ligt, allunga il braccio per stoppare il pallone e fa tutto meno che toglierlo. Mario Rui, invece, la tocca proprio in modo plateale.