Napoli, De Laurentiis allo scoperto: le novità sul futuro di Spalletti e sullo stadio

Il Napoli programma il futuro: le indicazioni di De Laurentiis dal punto di vista tecnico e sullo stadio

Il Napoli è reduce dalla vittoria sul campo del Torino, la squadra di Luciano Spalletti ha ipotecato il terzo posto. La stagione può essere considerata positiva, ma l’intenzione è quella di alzare l’asticella. Il presidente Aurelio De Laurentiis ha fornito tante indicazioni. Novità sul futuro di Luciano Spalletti: “è di livello altissimo, ha un contratto e ho sempre dichiarato di essere un contratto di 2 anni con opzione a mio favore per il terzo. Non l’ho preso qui per fare bubù-settete, l’ho preso perché era il signor Spalletti. Sta lì, è lui che deve sentire che Partenope sta sulla sua testa e sulla sua anima: se si tingerà di azzurro, non ne potrà fare a meno. Lasciamolo lavorare e ambientare: io per otto mesi non ho rilasciato interviste, anche per me c’era la necessità di conoscere l’allenatore e l’uomo. E secondo me l’allenatore è formidabile e l’uomo è serio”. 

Sullo stadio: “il sindaco, che è stato anche ministro, conosce le regole del dover amministrare il paese, si è fatto assegnare da Roma una persona perfetta per il bilancio, perché questo Comune è sempre stato disastrato sul bilancio. Lui ha dovuto, in questi 7-8 mesi, immergersi e capire: lo stadio noi lo rimetteremo a posto e lo faremo diventare un bellissimo stadio, ma dobbiamo studiare tutte le problematiche collaterali che lo facciano funzionare. Viabilità, servizi e trasporti, possibilità di far vivere la struttura 7 giorni su 7 e non solo. In una città e in un quartiere come quello, bisogna trovare le opportune volontà, di chi abita in quel quartiere, per concertare le cose in modo da rispettare tutti”. 

“Io vorrei abbandonare l’idea del vecchio: io sono un visionario e tutto quello che ho predetto, pur non venendo dal calcio, si è avverato. È vero che in Inghilterra ci sono gli stadi migliori al mondo e c’è una legge che ha messo fuori causa gli hooligans, ma noi qui non possiamo mettere fuori causa la mafia, la camorra, la sacra corona unita. Noi abbiamo più capacità di adattamento però. Dodici anni fa con Piva, a Milano, facemmo una serie di altri progetti per il San Paolo, oggi Maradona, ma abbiamo trovato difficoltà in questa città”.