Napoli, perché paga Ancelotti? Carletto nel tritacarne, ma ne esce da signore…

Risultati, braccio di ferro, ammutinamenti, multe, fischi, marchi di fabbrica: c'è di tutto nel caos del Napoli, ma Ancelotti ne esce come sempre da signore

“A pagare è sempre l’allenatore”, si dice spesso dopo un esonero. In automatico, come un disco che si incanta. Spesso è la verità, ma non sempre. Se la squadra non va, dal punto di vista del gioco o dei risultati, è più facile cambiare un allenatore che tanti calciatori. Ma se la squadra spesso non va è anche perché in gran parte dei casi i calciatori, quantomeno alcuni, non stanno dalla parte dell’allenatore.

In realtà, Ancelotti, che colpe ha?

E se invece il problema è tra calciatori e proprietà, e l’allenatore finisce dentro un tritacarne senza uscita, con qualche ‘autogol’ pubblico e ‘parziale’ perdita di controllo dello spogliatoio, che si fa? Il Napoli ha optato per l’esonero di Carlo Ancelotti. Dopo una vittoria sonante e una qualificazione agli ottavi di Champions League. Dopo un “tête-à-tête” in cui tutto sembrava già deciso. Ma Ancelotti, in realtà, che colpe ha? I risultati negativi in campionato, da fine settembre in poi. E una mancanza di identità nel gioco, mai raggiunta da quando siede sulla panchina azzurra. Basta? Nì.

Non si è mai visto il ‘marchio’ di Ancelotti, ma forse non c’è mai stato

Storicamente, innanzitutto, Ancelotti non si è mai contraddistinto per un marchio di fabbrica a livello tattico. Non è mai esistito “il gioco di Ancelotti”. E’ esistito “l’albero di Natale di Ancelotti”, “il Milan di Ancelotti”, ma è ben diverso. L’ormai ex tecnico del Napoli, se considerato tra i più bravi al mondo, è perché ha sempre portato in dote grandi elementi dal punto di vista emotivo. Grande capacità di gestione dello spogliatoio, anche con tanti campioni; grande capacità di gestione dei momenti complicati; grande lettura e preparazione delle partite importanti, magari quelle secche, che contano. Questo è stato, nella storia, Carlo Ancelotti.

I risultati sono soltanto una conseguenza

I risultati, dicevamo. Soltanto una conseguenza. La scorsa stagione il Napoli è arrivato secondo, Ancelotti non ha fatto meglio ma neanche peggio di chi lo aveva preceduto. Quest’anno? Quest’anno, almeno nella prima parte, le cose sembravano iniziare bene. Poi non si è capito più niente. I senatori si frappongono tra allenatore e società. Tra un “non ci tutelate mai” e un “i soldi tu e tuo padre ve li potete mettere nel…”, Carletto finisce nel tritacarne. La sua colpa? L’uscita pubblica in conferenza pre Napoli-Salisburgo: “non sono d’accordo per andare in ritiro, ma se la società vuole questo sarà così”. Nient’affatto. Ammutinamento, multe, fischi. E finisce così. Dopo una cena seguita a un 4-0. L’impressione è che, anche questa volta, Ancelotti ne sia uscito da signore

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