A volte basta un minuto per rimanere nella storia. Ed è proprio quel minuto che rese Renato Cesarini, mezz’ala della Juventus, una celebrità nel mondo del calcio, attraverso la storia. Chiamato Cè, tutto genio e sregolatezza, il ct della nazionale Pozzo aveva difficoltà a gestirlo. Nato a Senigallia nel 1906 si trasferisce in Argentina dove svolge i lavori più umili, tra i quali il saltimbanco. Ma la sua vera passione era il pallone. Arriva a Torino nel 1930 ed esordisce in bianconero dieci giorni dopo. Era la grande Juve di Calligaris, Rosetta, Combi, Borel, ma a buttarla dentro è proprio Cesarini.
Era il 13 dicembre 1931 e a Torino si giocava Italia-Ungheria. Sul 2-2 Cesarini fintò un passaggio ad un compagno, fintò il compagno stesso perchè sentiva di poter dare una svolta alla partita. Si involò in porta e, all’89’, mise in rete la palla del 3-2. La settimana dopo il giornalista Eugenio Danese è il primo nella storia dello sport a parlare di “Zona Cesarini” in occasione della cronaca di Ambrosiana-Roma, match finito 2-1 con gol di Visentin all’89’. Un modo di dire usato nello sport ma anche nella lingua comune, per indicare un qualcosa successa in extremis. Un mito che, oramai, fa parte della nostra cultura.