“Tutto troppo stressante, i compagni mi chiedevano degli stipendi. Milan? Una liberazione”: Nesta confessa

Alessandro Nesta ha ricordato l'ultima difficile stagione alla Lazio e il passaggio al Milan, vissuto come una liberazione

Diventato giovanissimo un pilastro della Lazio, con il Milan poi si è consacrato ad altissimi livelli. Alessandro Nesta ha ripercorso alcuni momenti della propria carriera in una diretta Instagram con l’ex compagno di squadra e di Nazionale Christian Vieri. Nesta ha ricordato l’addio al calcio: Sono stato malissimo, dopo sei mesi sono andato in crisi, mia moglie non ce la faceva più. Dopo due anni mi chiama Materazzi per andare in India, ho preparato subito la valigia. Ora allenando ho il modo di sfogarmi, però giocare è giocare. Siamo allenatori, ma nasciamo giocatori. Se giochi fai solo ciò che ti piace, se alleni devi spendere energie anche per tante altre cose, ma comunque è bellissimo. A Frosinone ho una squadra forte, speriamo adesso di ripartire per provare ad andare in Serie A”.

Momenti indimenticabili con la maglia della Lazio, ma anche un’ultima stagione molto difficile: “Giocare per tutta la carriera alla Lazio? All’epoca non sarei mai andato via, ma poi per quello che sono riuscito a fare al Milan mi è andata alla grande. Ricordo che due anni prima giocammo una partita con il Real Madrid e Hierro mi disse ‘Devi venire al Real’, ma io gli dissi ‘No, sono alla Lazio’. Il Milan mi ha permesso di impormi a grandi livelli. Gli anni alla Lazio sono stati bellissimi, ma l’ultimo è stato durissimo. Ero il capitano ed anche ero nel consiglio di amministrazione e andavo alle riunioni per vedere il bilancio, ma non ci capivo nulla. Era diventato tutto troppo stressante, i compagni mi chiedevano degli stipendi ed io invidiavo gli stranieri perché vivevano la cosa per distacco. Il Milan è stata una liberazione, mi ha dato la possibilità di pensare solo al calcio”.

Nesta è uno dei campioni del mondo 2006: “Quel Mondiale non lo sento mio al 100%. Ho avuto la fortuna di giocare in grandi squadre e di vincere, ma quando l’ho fatto ho sempre giocato le partite vere, quindi sento di più altre vittorie. Al mondiale ho fatto due partite, quelle vere, quelle più emozionanti sono sono state le ultime contro Germania e Francia”.

Si è parlato anche di cocenti delusioni: “Le partite che hanno lasciato il ricordo più brutto sono tre: un derby nel quale feci danni e da romano questa cosa ti fa soffrire. La finale di Euro 2000 contro la Francia mi ha tolto il sonno per mesi e poi c’è ovviamente la sconfitta di Istanbul. Eravamo avanti 3-0, sono sicuro che domattina quando mi alzerò ci penserò ancora”.

Infine un sogno: un’altra esperienza all’estero da allenatore: “Ho già allenato a Miami, sono stati anni stupendi. Avevo i cubani che erano scappati da Cuba, i provini erano uno spettacolo: pagavano 150 dollari per farsi vedere, venivano giocatori con la pancia e anche sessantenni. Lì in un anno e mezzo si fa lo stadio e si inizia, è tutto un altro mondo rispetto all’Italia dove è tutto più difficile”.

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