Nominato allenatore del Miami FC, Alessandro Nesta continua a seguire da appassionato ma non solo il calcio italiano.
“Quest’anno si è speso molto, ma a mio giudizio ancora non si è fatto il salto di qualità. Per me è la Juventus la più forte, resta al vertice. La Roma al debutto l’ho vista male, ma contro la Juve ha disputato un incontro eccezionale. Ma ci vogliono quattro, cinque incontri per vedere gli autentici valori. Al Milan manca qualcosa a centrocampo. Per la Lazio l’eliminazione dalla Champions è stata uno choc. Dopo una grande stagione due partite e sei fuori, è devastante. Però ha un grande allenatore come Pioli e buoni giocatori”, osserva infatti Nesta intervistato dal ‘Corriere dello Sport’.
Nesta che poi racconta così la sua nuova vita da allenatore: “Ho cominciato a pensarci già due, tre anni prima di chiudere la carriera da calciatore. Sapevo che il calcio mi sarebbe mancato e questa era la soluzione ideale, per provare la stessa adrenalina, che per uno come me è fondamentale. Così da due anni ho cominciato a studiare, sono andato a Coverciano, per prendere il patentino, ho fatto avanti e indietro da qui, perché era il mio nuovo obiettivo. Conosco il calcio americano perché ci ho giocato e la mia intenzione era quella di rimanere qui, per sempre”.
Il progetto Miami ha quindi fatto il resto: “Paolo Maldini lo conosco da una vita, sa di calcio come pochi. Riccardo Silva è un uomo d’affari di successo, che fa tutto molto seriamente. Noi debutteremo l’anno prossimo, la squadra è ancora da costruire, ma Silva ha intenzione di portare a Miami un grande nome, una stella, forse due. Mauro Pederzoli, il nostro direttore sportivo, è in Sudamerica. Vogliamo in squadra anche americani oltre a sudamericani. Italiani? Stiamo vedendo”.
Nesta, infine, non si sbilancia su quale sarà il proprio modello in panchina: “Sono stato con Lippi, Zeman, Eriksson, Ancelotti…Ognuno mi ha lasciato qualcosa. L’obiettivo è di schierare una squadra che diverta, perché il calcio è spettacolo, così facendo si porta gente allo stadio. Il mio obiettivo, invece, è di crescere e rimanere negli Stati Uniti. Non vorrei tornare in Europa, anche se non si può mai dire”.