Le squadre del campionato di Serie A stanno iniziando a riprendere la preparazione, si attendono novità sul ritorno in campo per il campionato. L’aspetto che fa più discutere riguarda la possibilità di continuare a giocare in caso di positività di un calciatore. Affronta l’argomento Massimo Andreoni, docente di malattie infettive all’università Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive (SIMIT), come riporta il ‘Corriere dello Sport.
“Una proposta fattibile e scientifica per riaprire il campionato in sicurezza per me è la seguente: test sierologici e tamponi prima di ripartire, tamponi prima di ogni partita e quarantena solo per i casi positivi, tenendo ovviamente tutti gli altri sotto stretto controllo medico per quanto riguarda sintomi di base: temperatura, tosse, raffreddore, cefalea, nausea, disturbi di olfatto e gusto. Lo staff sanitario della squadra dovrà tenere un diario clinico di ognuno, anche degli stessi sanitari e di chi lavora a contatto con la squadra. E quanto propongo non riguarda solo il mondo del calcio ma anche tutte le attività che impiegano più persone e che riaprono nella fase 2. Se c’è un operaio positivo in fabbrica che cosa accade? Si richiude la fabbrica per 14 giorni? O si trova un protocollo di sicurezza che però non porti a una fase 2 a singhiozzo”.
“Isolamento per il positivo, tamponi e controllo attivo nei giorni successivi per tutti gli altri senza bisogno di isolarli. Se compaiono sintomi in qualcuno nuovi tamponi prima della partita successiva e controllare se c’è qualcuno infettato che è asintomatico. E questo non solo per il calcio ma anche nelle altre attività produttive. Gli asintomatici vanno intercettati e messi in quarantena”.
I CONTROLLI MEDICI – “Basterebbe una settimana, ma due settimane è meglio. Eppoi perché non mantenere questo controllo attivo per tutto il periodo della coda del campionato, se non per tutto il tempo dell’emergenza Covid-19. In fine dei conti, avere il diario medico di ogni calciatore non è complicato e porta al 99% il controllo della situazione (in medicina il 100% non esiste) senza dover far scattare la quarantena per tutti. Ripeto: controlli semplici, temperatura corporea e comparsa di sintomi. L’importante è monitorare anche tutte le persone che gravitano attorno alla squadra, dagli operatori sanitari ai magazzinieri”.