Paolo Rossi ha scritto pagine memorabili del calcio italiano. Un attaccante che ha fatto sognare nel 1982 e con i suoi gol ha trascinato la Nazionale sul tetto del mondo. Ospite a Vicenza per ricevere la cittadinanza onoraria, Pablito ha analizzato la Serie A, la lotta Scudetto, i centravanti di oggi e la Nazionale di Mancini. Si parte con un parallelo tra il Vicenza della stagione 1977-78 e la Lazio di quest’anno: «Quella squadra fu più sorprendente perchè era neopromossa mentre la Lazio è stata costruita pian piano con elementi di valore. La favola di quel Vicenza oggi non sarebbe più proponibile. Però nell’alone di magia che circondava quella squadra c’è qualche similitudine con la situazione attuale della Lazio: tutto riesce d’incanto».
La Juventus è favorita, secondo Rossi: «Sì, ma con qualche dubbio perché finora hanno balbettato un po’. Non si è vista la netta superiorità degli altri anni. Lazio e Inter sono rivali veri e credibili per il titolo. E per noi che guardiamo è più divertente». I giudizi del pubblico su Sarri sono negativi: «La gente mugugna perché non vede quel gioco spettacolare o almeno divertente che si aspettava. Il peccato di Sarri, se vogliamo chiamarlo così, è proprio l’attesa che lo circondava. In realtà è cambiato pochissimo rispetto alla gestione di Allegri. Alla fine nel calcio contano i risultati e Sarri è comunque in testa. Valuteremo a giugno».
Immobile, Ronaldo, Lukaku, tre modi diversi di essere centravanti: «Ronaldo è bionico: sono impressionato dal suo rendimento fisico-tecnico e dal modo in cui è sempre concentrato. Sembra un ventenne. Immobile è nel pieno della maturità e ha trovato un feeling splendido con Luis Alberto e Milinkovic. Ciro ha bisogno di essere supportato ed è
bravissimo a esaltare il lavoro dei compagni. Lukaku garantisce un numero discreto di gol e poi fa un lavoro mostruoso: è un trascinatore».
Manca un centravanti alla Paolo Rossi, anche se proprio secondo l’ex azzurro qualcuno che gli somiglia c’è: «Eh sì, perché io avevo caratteristiche diverse. Ero atipico: non avevo il fisico del centravanti ed ero tutto intuizione, rapidità, velocità. Sa chi mi somiglia almeno un po’ in area? Lautaro Martinez. Ha più forza di me nelle gambe, ma ha cattiveria nell’anticipo, grandi doti di intuito e punisce gli errori dei difensori. Anche Mertens è un centravanti atipico e come me ha iniziato da esterno».
Infine una scelta. Più facile la Champions alla Juve o l’Europeo all’Italia? «Adesso direi l’Italia perché in un torneo breve può succedere di tutto e anche se non sei tra i favoriti puoi ottenere grandi risultati se il gruppo è forte e sano. Ma occhio a non sottovalutare la Juve: a volte entrare nella seconda fase a fari spenti può essere un vantaggio. Se si crea l’alchimia giusta può cambiare tutto in un attimo. Al Napoli servirebbe un’impresa con il Barcellona, l’Atalanta può eliminare il Valencia e la Juve è favorita con il Lione. Poi vedremo cosa accadrà».