La crisi del Parma non finisce più. Le recenti vicende della società emiliana hanno scosso la Serie A e preoccupa i vertici del calcio italiano. Il club è sull’orlo del baratro non solo dal punto di vista sportivo ma soprattutto dal lato economico. Giampietro Manenti si è presentato in conferenza stampa e ha promesso il rispetto dei tempi per il saldo dei debiti e degli stipendi. I tifosi, però, non sono completamente sereni.
La situazione dei ducali è molto grave e viene dal passato. Come rivela Marco Belinazzo sul blo “Calcio & Business”, la crisi del Parma è caratterizzata dal debito cresciuto in modo spaventoso negli ultimi sette anni. In soli sette campionati, il club emiliano è passato da 16,1 a 197,4 milioni di euro di indebitamento lordo con una percentuale di oltre il 1200% in più. Una cifra incredibile che spaventa i tifosi gialloblù.
Le perdite gravi nel fatturato hanno pesato: ricavi da 55, 6 milioni tra diritti tv (37,6), botteghino (4) e area commerciale (7) con costi di circa 110 milioni. Un passivo che ha lasciato la società in un momento molto delicato. Ma non solo per il fatturato. Nell’ultimo anno sono aumentate le difficoltà per l’insistenza delle banche che hanno anticipato al Parma il denaro dei diritti tv, del Fisco, dei fornitori e del personale. Gli stipendi, inoltre, sono aumentati passando da 43,5 milione di euro ai 52 attuali.
Le buone notizie, economiche, per il club gialloblù sono arrivate solamente dal mercato. Le cessioni di Belfodil all’Inter, Parolo alla Lazio, Rosi al Genoa, Sansone e Chibsah al Sassuolo sono le principali plusvalenze ricavate dal calciomercato. Non sono bastate, però, per evitare il fallimento al Parma.