Da ieri il Parma è matematicamente retrocesso in Serie B. I guai societari hanno fatto da padroni, i debiti, gli stipendi dimenticati e gli intrighi delle proprietà susseguitesi nel giro di pochi mesi hanno condannato alla serie cadetta una delle società calciestiche italiane più internazionali. I gialloblu cadono, ma nel suo palmarès rimangono 3 Coppe Italia, una Supercoppa italiana, una Coppa delle Coppe, 2 Coppe UEFA e una Supercoppa europea. Troppo per non avere un’altra chance.
Siamo onesti, una chance toltagli in primis da chi nel momento del bisogno ha fatto lo Schettino della situazione e ha abbandonato la nave, senza nemmeno chiamare i soccorsi dalla scialuppa di salvataggio. Antonio Cassano è il primo nome che ci viene in mente. Il 33enne ha deciso, dall’alto del suo prestigio, di lasciare il Parma sicuro di avere dietro la porta uno sciame di dirigenti interessati ad acquistarlo. Il Bari ci ha provato, la città del suo paese, ma le richieste sono state così alte che l’ex azzurro il campionato di calcio ha continuato a vederlo sul divano.
C’è chi, invece, si è accasato nell’Inter. Parliamo di Felipe che, dopo la messa in mora della società, ha passato 10 giorni in prova ad Appiano Gentile per essere poi tesserato per 150mila euro fino a giugno. Uno che il campo lo vede solo se tutti i suoi compagni sono squalificati. Altro discorso per Biabiany che, dopo un anno passato fuori per un problema cardiaco è tornato giusto in tempo per svincolarsi. E via dicendo tra ragazzi della primavera tipo Coric a Cristian Rodriguez che, arrivato in prestito dall’Atletico Madrid, ha abbandonato la squadra dopo cinque partite per accasarsi al Gremio.
Chi invece merita una nota di merito che vale più di ogni superfluo discorso è chi, nonostante tutto, è rimasto a tirare la carretta. A cominciare da Roberto Donadoni, indomito condottiero che ha lottato non solo contro le bugie societarie di padroni senza pudore ma contro un’opinione pubblicache ha cercato di addossargli più responsabilità del dovuto, contro chi lo ha lasciato con un pugno di mosche in mano volando verso altri lidi. Insieme a lui gente come Mattia Cassani e Alessandro Lucarelli che accettano di ridursi lo stipendio e lasciano la serie A a testa alta e con grande dignità. Ma il futuro, al momento, rimane un’incognita spaventosa.