Il Milan ha iniziato un nuovo progetto con Giampaolo in panchina, dopo l’esclusione dall’Europa League l’intenzione è essere protagonista nella prossima stagione e tornare in Champions League. L’ex attaccante Oliver Bierhoff parla del club rossonero in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’. «Ho visto Costacurta, è sempre in forma ed elegante».
Avete ricordato quel titolo quasi a sorpresa del 1999, vinto superando la Lazio alla penultima giornata?
«Credo che con tutto quello che ha vinto, Billy non si ricordi nemmeno che in uno scudetto c’ero anch’io».
Che Milan era?
«Era il Milan di Zaccheroni, eravamo arrivati insieme dall’Udinese. Si diceva che il suo gioco avvantaggiasse soltanto me, però in quell’annata anche Weah segnò otto gol e Leonardo di più, dodici. Così come a Udine facevano gol anche gli altri, Poggi per esempio. Zac era bravo a far giocare bene tutti».
Paolo Maldini e Zvonimir Boban erano tra i leader di quel gruppo: adesso sono di nuovo insieme per far tornare in alto il Milan. La coppia può funzionare?
«Sì, sono una bella coppia perché sono diversi. Anche quando eravamo calciatori, Zvone era sempre deciso, quasi aggressivo nelle sue opinioni, aveva un forte coraggio nell’esprimere le sue idee. Paolo invece usava la maturità come qualità principale, meno parole però mostrava i fatti, era un faro per tutti, come esempio».
Come possono aiutare il Milan?
«In qualsiasi club servono persone che capiscano di calcio, come loro. Che mettano la faccia e rappresentino l’identità della squadra. Inoltre sono abituati a convivere con le pressioni, come hanno sempre dovuto fare in carriera, anche nel saper prendere delle decisioni importanti. Paolo e Zvone sono diversi ma insieme hanno una grande forza. Anche per quanto riguarda l’aspetto sportivo: se sei un giocatore e ti chiamano due tipi così, li ascolti per forza».
Fra le decisioni forti c’è anche quella del gestire l’esclusione dall’Europa. Cosa ne pensa?
«L’Europa League costa energie, se non arrivi fino alla finale non c’è un ritorno economico consistente. Si può ricostruire in pace, senza affaticamenti, e si può puntare alla qualificazione in Champions con più forze. Quindi da questo punto di vista può trasformarsi in un vantaggio. Ne parlavo anche con Jürgen Klopp: pure lui è dell’idea che “o la Champions o niente”. Nel caso del Milan, con tutta la sua storia, conta soltanto la Champions».
Ma che idea si è fatto delle difficoltà del Milan degli ultimi anni, con i cambi di proprietà e tutte le conseguenze?
«Capitano degli anni in cui anche i grandi club vanno in difficoltà, se diventa un periodo lungo è perché non si è vista una strada chiara. Adesso ci vuole tempo e serve continuità. Il calcio è sempre più un business, lo sappiamo, ma mi sorprende che in una città come Milano, il Milan con la sua grande storia debba aspettare chi investe bene».
Il nuovo Milan vorrebbe partire anche da un nuovo stadio. Lei demolirebbe San Siro?
«E’ una decisione difficile, anche a Berlino abbiamo un problema analogo. Per quello che rappresenta nel calcio, non sarebbe giusto…».
Però?
«Però il mondo cambia e ci sono le nuove tecnologie che vanno valutate. Magari una ristrutturazione, ma dopo questa crisi bisogna guardare avanti. Negli Usa rifanno gli impianti del football americano, la gente in tribuna vuole Internet, i servizi moderni. E lo sta dicendo un calciatore che ha sempre considerato l’entrata a San Siro come una grande emozione».
Come mai vent’anni fa fu l’unico a giocare tutte le partite? Fortuna, resistenza tedesca, altro?
«Ho sempre avuto una buona tenuta fisica in 17 anni di professionismo e ancora oggi che ho superato i cinquanta sto bene. Vita professionale, salute discreta, struttura atletica. E poi l’euforia della mia prima stagione al Milan, terminata addirittura con la vittoria dello scudetto».
Silvio Berlusconi vi diede un premio particolare, oltre a irrobustire lo stipendio?
«No, ma ricordo che era molto gentile e cordiale, faceva i complimenti pur sapendo quale tipo di calcio amava. Diciamo che io non ero il più coccolato, ma sono molto orgoglioso dei 19 gol e di aver giocato in quel Milan