“Assurdo pensare di ripartire. Anno di lutto che ricorderemo solo per il Coronavirus”: le parole di Marino

Pierpaolo Marino, direttore dell'area tecnica dell'Udinese, ha parlato dei temi caldi del calcio: la ripartenza del campionato e il taglio degli stipendi

Doppia intervista per Pierpaolo Marino, direttore dell’area tecnica dell’Udinese, sui temi caldi del calcio italiano. Queste le parole al quotidiano ‘Tuttosport’ su ripartenza dei campionati e tagli degli stipendi per l’emergenza Coronavirus: “E’ giusto che il primo obiettivo dei governanti sia quello di salvaguardare la salute pubblica. Assurdo quindi pensare di riaprire gli eventi sportivi con 600-700 morti al giorno. Ci vogliamo rendere conto che siamo di fronte a una situazione non programmabile? A me interessa non compromettere la prossima stagione pur di completare questa. In questo malaugurato caso il nostro non reggerebbe, subirebbe un colpo durissimo e irreparabile. Bisogna avere un po’ di pazienza, ce la faremo a uscirne. Ma a decidere deve essere chi guida il Paese, non chi governa il calcio. Per quanto riguarda i nostri dipendenti, la proprietà non lascia a casa nessuno. Stipendi un po’ ridotti ma nessuna interruzione del rapporto di lavoro. Ognuno decide come meglio crede, noi abbiamo scelto di fare così e ne siamo fieri”.

Marino ha rilasciato delle dichiarazioni anche al quotidiano ‘Repubblica’, sempre sugli stessi temi: “Ho sempre fatto riferimento a quello che accadeva in Cina, già a fine febbraio mi ero reso conto di ciò che sarebbe successo: a quell’epoca, i cinesi stavano uscendo dal contagio eppure nessuna squadra era in ritiro e non c’era nessuna data per l’inizio del campionato. Quando da noi si discuteva se giocare a porte aperte o chiuse, io dicevo che stavamo per entrare in un film apocalittico, e nessuno se ne rendeva conto. La Cina è due mesi e mezzo avanti a noi come esperienza di Coronavirus, ma non mi risulta che abbia ancora deciso come e quando tornare a giocare. L’UEFA spinge per tornare a giocare? La UEFA è anche quella che fino a poche settimane fa non voleva rinviare l’Europeo o la Champions. E che ha fatto giocare Atalanta-Valencia, con gli effetti che sappiamo. Chi pensa di programmare il futuro fa un esercizio in cui io non mi voglio cimentare. Chi si assumerà la responsabilità se nelle squadre troveremo un positivo? Noi dell’Udinese abbiamo fatto 14 giorni di quarantena dopo aver giocato contro la Fiorentina una partita che il governatore del Friuli non voleva che si giocasse, e aveva ragione lui: dovremmo accendere candele votive a chi ha evitato che anche noi ci contagiassimo. Per me questa stagione ormai non vale più, è un anno di lutto e basta. Nessuno si ricorderà di chi ha vinto o perso questo che resterà nella memoria come il campionato del Coronavirus. Non riesco a pensare al calcio che riprende dentro stadi spettrali. Oggi non dobbiamo pensare a ricominciare il prima possibile, ma a ricominciare. Che è ben diverso”.

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