Pogba super, Raiola rivela: “vincerà più di un Pallone d’Oro, la Juve ha rifiutato offerte importanti”

L'agente Fifa elogia il talento francese e parla del futuro di Pogba in bianconero.

“Pogba e’ una stella mondiale ormai e la Juventus e’ forte abbastanza per trattenerlo per lungo tempo e per questo abbiamo rinnovato, anche se e’ difficile trattenere le stelle, non per la Juve ma per il campionato italiano”. Mino Raiola si ‘coccola’ Paul Pogba, nuovo fuoriclasse della sua scuderia e fresco di rinnovo con i bianconeri fino al 2019. “E’ un grande professionista – continua ai microfoni de ‘La Politica nel Pallone’ su Gr Parlamento – Vedo in lui le stesse caratteristiche di Ibrahimovic o Nedved, forza mentale e fisica, talento, senso di sacrificio. Vincera’ piu’ di un Pallone d’Oro”. Raiola rivela che “la Juve ha rifiutato due offerte importanti” per il centrocampista francese, per il quale e’ impossibile stabilire un prezzo, “perche’ quello lo fa chi acquista. Ma oggi e’ il giocatore piu’ caro sul mercato mondiale”. Nessun allarme pero’ per i tifosi bianconeri perche’ “i rapporti con la Juve sono ottimi, almeno fino a quando non c’e’ niente sul tavolo”, aggiunge l’agente Fifa, che sente di escludere un ritorno in Italia di Ibrahimovic. “Non credo, lui decide di anno in anno, da come si sente e da cosa c’e’ sul tavolo come progetto, per adesso sta a Parigi”.


Tra i campioni di domani, Raiola suggerisce Ricardo Kishna dell’Ajax, “e’ allo stesso livello di Pogba: fa gol, e’ un attaccante molto completo, ha talento e fisico e una valutazione ancora abbordabile per le italiane”. E a questo proposito, l’agente di Ibra e Balotelli suggerisce un cambio di filosofia, puntando su “giocatori in crescita” anziche’ a fine carriera. “Bisogna decidere se stare alla fine della linea di produzione o dentro e allora cercare calciatori con profilo diverso, giovani con grandi margini di miglioramento”. E per una serie A piu’ competitiva, Raiola invoca una distribuzione diversa dei ricavi dalla Champions, “non 50-60 milioni a una o due squadre, aumentando cosi’ il dislivello, ma all’intero campionato che poi l redistribuisce al suo interno fra le varie societa’ per avere un torneo piu’ equilibrato”. E ovviamente servono gli stadi, magari con un aiuto dalla politica “perche’ se Berlusconi non ha fatto da se’ il proprio stadio, allora nessuno puo’ riuscirci”