Riccardo Cucchi è stato una voce storica di Radio Rai, quella di oggi è una giornata molta importante per il telecronista. Alle 18.04 del 14 maggio del 2000, esattamente 20 anni fa, annunciava lo scudetto della Lazio. “Ero impreparato all’evoluzione, del tutto imprevista e straordinaria, che prese quella giornata – racconta oggi Cucchi come riporta anche la ‘Gazzetta dello Sport -. Per mia scelta non mi sono mai preparato le cose da dire, ho sempre seguito il flusso emotivo. E così ho fatto anche quel giorno”.
Fu difficile perché è stato sempre un sostenitore della Lazio. “Fino a quando ho lavorato non ho però mai dichiarato la mia fede specie al microfono della Rai bisogna sempre rispettare le emozioni di tutti. Trattenersi quel giorno è stato difficile, ma era giusto fare così”.
La partita Perugia-Juventus venne posticipata di circa un’ora. I tifosi laziali invasero il campo, in attesa di notizie da Perugia. “All’epoca non sapevo che dagli altoparlanti dell’Olimpico stessero mandando in diretta la mia radiocronaca – racconta Cucchi -. Lì in campo c’era anche mio figlio Francesco che per giorni interi mi chiese di raccontare la partita della Lazio e non quella della Juventus, ma dovevo rispettare le indicazioni che mi erano state date. Quel giorno, quando spensi il microfono, cominciai a piangere. Ero emozionato, ero felice. Avevo vissuto lo scudetto del 1974 stando allo stadio ma sentendo la radiocronaca di Enrico Ameri e sognavo di poter annunciare anche io lo scudetto della Lazio un giorno. La mia fermezza professionale, che mi spinse ad andare a Perugia quel giorno, venne premiata perché ebbi l’occasione di annunciare effettivamente il titolo dei biancocelesti. Quando tornai a Roma, in macchina, mi sembrava di volare, galleggiavo sulle mie onde emotive”. Di quella Lazio c’era un giocatore che lo affascinava particolarmente. “Veron. In carriera mi è successo che mi regalassero delle maglie. L’unica che ho mai chiesto però fu quella dell’argentino con lo scudetto sul petto”.