22 maggio 1996. Esattamente 24 anni fa, la Juventus conquistava la sua seconda Champions League. Nella notte di Roma, dopo il pari per 1-1 ai supplementari, i bianconeri ebbero la meglio dell’Ajax grazie anche alle parate di Peruzzi. Ma a mandare momentaneamente in vantaggio gli uomini di Lippi fu Fabrizio Ravanelli, che ai microfoni di gianlucadimarzio.com racconta quella splendida notte.
“Come siamo arrivati alla sfida con l’Ajax? Alla grande, l’avevamo preparata benissimo andando in ritiro alla Borghesiana qualche giorno prima. Anche se… almeno io, non ho dormito per quindici giorni prima della partita. Arrivati alla vigilia, finito l’allenamento, chiesi a Vialli sotto la doccia: ‘Hai dormito in queste notti?’ Mi rispose: ‘Non ho dormito niente’…, ‘Beh, allora siamo in due’, gli dissi. Volevamo vincere a tutti i costi, ci univa un senso di appartenenza alla maglia e alla società, oltre al fatto che 9/11 di quella squadra erano italiani. Affrontavamo una delle squadre più forti d’Europa, che l’anno prima aveva battuto il Milan. Ma onestamente, passami il termine, li abbiamo ‘stritolati’, giocando un calcio straordinario. E avremmo meritato di vincere ben prima dei rigori”.
“Il mio gol? Avevo seguito tutte le loro partite del campionato olandese. Spesso i difensori dell’Ajax abusavano un po’ troppo della loro superiorità tecnica e qualche volta sbagliavano. Non vorrei usare la parola ‘sbruffoni’, ma insomma, un po’ troppo sicuri e pieni di sé lo erano. Così su quella palla andai sicuro che tra loro Van der Sar e De Boer ci sarebbe stato un malinteso, anticipandoli col piede sinistro e calciando in caduta col destro. Quella palla sembrava non entrare mai… Quello per me fu un gol bellissimo, fortunato sì, ma bellissimo. Perché voluto. Tanti attaccanti forse non ci avrebbero nemmeno provato, ma nel mio DNA c’è scritto di non mollare mai. Così mi sono guadagnato un’emozione così intensa che non tornerà più”.
Poi l’aneddoto sull’Avvocato Agnelli sul nipote Andrea, attuale presidente della Juve: “Andrea mi dice ancora oggi che l’avvocato, in occasione del mio gol, non capì subito che la palla fosse entrata e che fu lui a dirgli: ‘Sì che è entrata!'”.